Marmorata : prove tecniche d'allevamento.

In Vallagarina è in corso ormai da tre anni un'importante attività di allevamento della Trota marmorata che ha portato alla produzione di circa 800 esemplari di due anni e mezzo d’età, destinati diventare i futuri riproduttori per la pescicoltura di Rovereto. Facendo tesoro delle poche esperienze maturate fino ad oggi,. si prospetta, finalmente, il passaggio strategico dall'incubatoio di valle all'impianto ittico a ciclo chiuso, che consentirà di di produrre grandi quantità di trote marmorate di qualità controllata per il ripopolamento del più pregiato salmonide delle acque trentine.

 

Nel dicembre del 1999 parallelamente al programma di recupera della pescicoltura del Comune di Rovereto finalizzata all'allevamento a ciclo chiuso della Trota marmorata veniva avviato nell’incubato di S. Colombano l'allevamento un piccolo lotto di avannotti nati da uova di riproduttori recuperati nel periodo della frega in Adige. Precedenti nostre esperienze effettuate alFa fine degli anni ottanta avevano messo in chiaro le difficoltà di allevamento di questo tipo di trota, le perdite finali nel passaggio da avannotto a trotella erano talvolta superiori al 50%.

Le difficoltà dello svezzamento.

La marmorata in queste prime fasi di accrescimento si dimostrava e si dimostra tuttora capricciosa e riluttante nell’assunzione anche del più sofisticato dei mangimi commerciali o degli alimenti preparati. Alla fine accadeva normalmente che gran parte degli avannotti si lasciava morire di stento pur di non ingoiare quanto fornito In dieci anni alcune cose erano comunque cambiate, l’industria aveva migliorato tecnica e qualità di produzione dei mangimi proveniente da esperienze di allevamenti ittici marini si presentava la possibilità d'uso dell'Artemia salina (piccolissimo crostaceo da fornire vivo, scattante e decisamente appetibile agli avannotti), nuovi prodotti e procedure di prevenzione sanitaria più efficaci.

A sinistra, una femmina di oltre 10Kg di peso pronta per la "mungitura" presso l'incubatoio di S. Colombano (Vallagarina).

 

Fare tesoro delle esperienze altrui

In alcune zone già da qualche anno si allevavano marmorate con buoni risultati anche se con procedure e tecniche leggermente differenti: a Bolzano nell’incubatolo di Vai d’Ega dell'Associazione Pescatori di Bolzano in provincia di Belluno a Celarda nell'allevamento del Vincheto del Corpo Forestale dello Stato, in Slovenia nell’allevamento statale di Caporetto, in Friuli Venezia Giulia presso l’Ente Tutela della Pesca nei due allevamenti di Moggio Lidinese e Forni di Sotto.

La visita a tutti questi impianti è stata sicuramente molto utile per trarre spunto, ispirazione e carpire numerose idee da esperienze senz'altro positive. E stato utile verificare anche che ognuno in base ai propri risultati arrivava a proprie conclusioni e certezze tanto che una linea comune di condotta non esisteva. Ciò è stato d’aiuto ad impostare la tecnica di allevamento nel incubatoio di 5. Colombano libera da preconcetti o rigide procedure che avrebbero potuto sfalsare l’osservazione di ciò che era meglio fare, nel nostro caso, per allevare la marmorata.

Sopra, uova embrionate sui telaini d'incubazione.

Dall'incubatoio di valle all’impianto a ciclo chiuso.

Dopo dieci anni di attività dell'incubatoio di S. Colombano durante i quali ci si era limitati a recuperare riproduttori in Adige, spremere uova e liberare avannotti era giunto il momento di riprovare ad allevare la marmorata per la futura pescicoltura. Convinti, come allora, che un buon risultato significava ridurre al minimo la mortalità iniziale si è pensato che fosse una buona partenza assecondare il più possibile l’indole della marmorata. Non solo a livello di alimentazione ma anche come ambiente di allevamento, mettendo in atto tutti gli accorgimenti che si ritenevano piè opportuni in base alla precedente esperienza e a quanto visto. Piccoli lotti facilmente gestibili singolarmente in ogni situazione, flusso d’acqua adeguato, ambiente poco luminoso, uso dell’Artemia salina come alimento di spunto per la prima alimentazione, poco e appropriato mangime fornito con continuità, trattamenti sanitari preventivi. I risultati sono stati sorprendenti al punto da attestare la mortalità totale del lotto di partenza di quattromila avannotti su valori del 2% circa. Talvolta c'è anche difficoltà nel comprendere da cosa dipenda veramente un buon risultato, che può spiazzare qualsiasi ragionamento o spiegazione che tenti di mettere in rilievo quale delle variabili sia stata veramente decisiva. Nel 2000, il secondo anno, si è provato con un numero di avannotti piè consistente, circa ottomila, gestendo dei lotti in maniera differente per capire.

Qui sopra, larve poco dopo la schiusa.

 

Zooplancton e mangimi.

Si è concluso che l’uso dell'Artemia salina nella fase iniziale è indispensabile ma va fatto con estrema saggezza1 che può essere importante il tipo di mangime ma di più il modo di somministrarlo, è fondamentale l'igiene e la prevenzione con adeguati trattamenti e che la fase critica nell’assunzione del cibo dura in realtà qualche mese, prima che l’avannotto di marmorata diventi una trotella che si alimenta a base di mangime regolarmente e senza problemi. E che la Trota marmorata meno vede l'uomo meglio sta.

A destra, avannotti età 0+ (cm 4-6).

 

 

 

Mortalità modeste.

Nel 2001, il terzo anno, sempre da uova di riproduttori provenienti dall’Adige si è allevato un lotto di dodicimila avannotti. C’è stata rispetto agli anni precedenti una maggior difficoltà nell’assunzione del cibo da parte di qualche gruppo di avannotti che alla fine ha portato ad una maggior differenza di taglia e leggera perdita finale. Ciò nonostante in questi giorni (inizio di luglio) si può ormai dire che con una mortalità totale tra il 3-5 % si è in linea agli scorsi anni; la strada imboccata è quella giusta.

Ora in incubatoio ci sono circa ottocento trote 2-I- (cm 20-35), ottomila trotelle 1-i- (cm 9-15), undicimila trotelle 0-I- (cm 4-6). Portare a riproduzione il maggior numero di individui di Trota marmorata, al di là della soddisfazione personale, è sicuramente la miglior partenza per un futuro programma di selezione e recupero di questo pesce e della sua linea genetica. Nel suo allevamento vanno dimenticati i criteri di selezione e le impostazione di gestione della troticoltura commerciale dove è sopravvissuto l’individuo "vascaiolo"  piuttosto che fluviale, È indispensabile mantenere ed assecondare il più possibile l’indole selvatica di questa Trota, sarà la sua carta vincente nel momento della sua introduzione in tante nostre acque. Tre anni di buoni risultati confermano che la strada è quella giusta, ma non basta. A completamento di tutto ciò sarà determinante la soluzione dell'astrusa barriera del conseguimento del certificato d’idoneità sanitaria che permetta di effettuare senza problemi le semine del materiale. Ma ancor di più saranno importante i risultati e le indicazioni del tanto atteso progetto, partito questo anno grazie al Servizio Faunistico della P.A.T., per un adeguato studio genetico del nostro ceppo di Trota marmorata. Forniranno l’indispensabile traccia da seguire in futuro nello sviluppo e nella gestione in pescicoltura di un consono allevamento a ciclo chiuso di questo pesce destinato al ripopolamento delle nostre acque. Inoltre questa esperienza ci auguriamo possa essere un forte stimolo ad altre Associazioni che vogliono creare le basi dei presupposti chiaramente indicati dalla nuova Carta Ittica, che prevede la disponibilità di materiale autoctono, selezionato e idoneo a livello sanitario da usare per il ripopolamento dei tanti nostri corsi d'acqua. Il loro continuo miglioramento, grazie al minor inquinamento ed ai recenti rilasci di portata, non merita altro che un trattamento d’onore che solo il ritorno in grande della marmorata può riservare.

Nelle foto qui sopra, giovani trote di età 1+ (cm 9-15) e 2+ (cm 20-35).

A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina