La no-kill di Terragnolo - zona NKE

di Guido Bellini

(pubblicato sulla nostra Rivista “Le nostre acque” numero 2 del 2004)

Una perla alle porte di Rovereto, così si può definire questo tratto di Leno da non confondere con la no kill del Leno di città non tanto per i pesci ma in modo particolare per l’ambiente ancora selvaggio soprattutto nella parte torrentizia. Le foto di questo articolo forse non gliene rendono merito a sufficienza: bisogna vederlo e pescarvi. Quando incontro pescatori di altre zone, mi rendo conto di essere guardato con un po’ di invidia. Pensano o ti dicono: tu puoi ritornare anche domani! Il Leno di Terragnolo assicura la cattura di pesci rustici, visto che non vi sono state più immissioni di materiale di allevamento da quando è diventato una bandita. L’ acqua è trasparente ed è uno di quei torrenti che vi può mandare anche in bianco se la portata è modesta, così come se vi è una discreta attività, le catture non si fanno certo attendere. 

I pesci presenti sono trote fario d’ottima taglia, non è difficile allamare pezzi superiori ai quaranta centimetri. Le marmorate come ben sapete sono più bizzose, anche se presenti in buona quantità e di taglia ragguardevole. Il Leno è un torrente di piccole-medie dimensioni. La zona no kill si può divedere in due porzioni il tratto a monte tipicamente torrentizio e la parte finale, da considerare un’ enorme piana. 

Partendo dall’inizio della no kill, in fondo alla strada sterrata, troverete subito un laghetto dove è opportuno fare qualche lancio: sono presenti parecchi pezzi ti taglia. Specialmente l’estate e verso sera, c’è sempre una discreta attività. Risalendo il torrente nel primo tratto l’acqua è bassa e mancano buche. Arrivati alla barriera paratronchi (o forse paratrote: è l’ unica nota stonata di questo tratto) il Leno diventa più interessante. Il letto del torrente prosegue con piane e correntini dai ciottoli bianchi, con un colore dell’acqua stupendo.La pesca qui è difficile soprattutto quando i livelli sono bassi. 

Tutto ad un tratto ci si accorge che il torrente cambia, ed inizia il tratto torrentizio. La valle riassume il suo aspetto selvaggio e questo primo tratto è a mio parere il più bello della riserva. Le buche sono profonde delimitate da grossi massi con giri di corrente. L’importante è riuscire a tenerci la mosca per il tempo necessario.

 La parte finale è meno movimentata e più piatta ma se la portata di acqua è buona, la cattura si può fare in qualsiasi punto. Le due briglie finali, vicine alla chiesetta di Sant Antonio e che forse molti ricordano per le marmorate di taglia spaventosa che contenevano, l’anno scorso sono state eliminate e sostituite da delle rampe di massi a seguito di un intervento di consolidamento. Quelle trote molte volte ammirate anche dopo l’intervento sulle briglie, sono comunque rimaste in questo tratto di torrente. Per pescare in due nel tratto torrentizio bisogna alternasi e ci si può dedicare almeno mezza giornata. Per chi non ama lo spostamento a piedi sul torrente, la parte finale è sicuramente la più adatta. La vegetazione non dà fastidio e si può pescare sulla bollata. E il laghetto in cui termina la no kill dà sempre qualche soddisfazione alla sera, anche in piena estate. 

La portata d’acqua determina la pescosità del torrente: a inizio e fine stagione le catture si susseguono di buca in buca, con taglie ragguardevoli in tutti i tratti. Ma con acqua bassa il torrente diventa più difficile, e specialmente durante la giornata è facile notare solo novellame. Le giornate particolari, se la portata rimane accettabile, ci sono anche in estate:  ho visto ottime catture anche durante il giorno. 

Quando la portata è buona e opportuno indossare gli wading per non dover saltare tratti di torrente o dover effettuare strani spostamenti nel bosco. Vi assicuro in ogni caso che in qualsiasi stagione si passa una giornata piacevole ed immersi nella natura.

Insetti e mosche.  Ad inizio stagione gli insetti più interessanti sono l’ E. venosus e le schiuse continuano per tutto il giorno. Due buone imitazioni sono sicuramente la March Brown e la Red Quill. Va molto bene anche il bruco nelle zone con molta vegetazione. Il letto è ricco di tricotteri, di giorno smuovendo i rami o le radici secche che affiorano, si alzano piccoli sciami. Questi sfarfallano alla sera ma non sempre. Si trova anche una buona presenza di plecotteri e di diverse effimere della specie dei baetidi. Risulta difficile raccomandare una mosca o l’altra dato che nell’arco dell’anno sono presenti svariate specie. Molto più importante è scegliere la mosca in base ai livelli dell’acqua per utilizzare artificiali adeguati. Nel tratto torrentizio dove l’acqua è mossa con folta vegetazione si può accorciare il finale ed usare mosche con un buon hakle; nelle buche e nelle piane finali è opportuno allungare il finale ed usare mosche meno appariscenti.      

Come raggiungerla: al casello autostradale della A22  uscita a Rovereto sud, quindi seguire le indicazioni Rovereto centro, Vallarsa –Vicenza. Imboccata la strada della Vallarsa dopo circa due chilometri e subito prima del ponte di S. Colombano, svoltare a sinistra in direzione Fontanelle – S. Nicolò. Lungo questa strada, poco dopo aver superato la galleria, si trova sulla destra una strada sterrata che scende verso il torrente: è l’inizio della no kill. Prima di scendere per la strada sterrata verificarne le condizioni. Continuando invece per la strada e tenendo la destra al primo bivio che si incontra, si attraversa il Leno, qui finisce la no kill. 

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A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina