Il Leno di Terragnolo - zona E

di Giorgio Sannicolò

(pubblicato sulla nostra Rivista “Le nostre acque” numero 1 del 2007)

 

Il torrente Leno nasce dalla profonda e selvaggia Vai Gulva ai piedi del massiccio del Pasubio, percorre la Valle di Terragnolo (lunga circa 18 chilometri), dalla quale prende il nome, entrando nel territorio di Rovereto nelle vicinanze della frazione di S. Nicolò. E' un torrente formato per molti tratti dalla viva roccia di natura calcarea, da ghiaia, massi grandi e piccoli, profondi anfratti; è alimentato durante il percorso da molti ruscelletti che data la loro rapidità, nel tempo delle piogge, diventano impetuosi. Il suolo circostante è molto ripido formato da rocce, cengi e covoli, arrotondamenti, piccole radure e discreti pianori e radure con pascoli; è coperto da bosco ceduo e conifera fino ai 1600 mt. Le montagne circostanti sono formate da calcare, strati di argilla molto dura, roccia friabile ghiaiosa di tipo carsico, da ammassamenti di materiale molto indurito (Kis), perciò scarseggiano le sorgenti. I principali affluenti del torrente sono: a destra Borcola, Giordano, Ertile, Wasserthal, Valle dei Ponti, Val Calchere, Acqua negra e Valgrande; a sinistra Praghim, Sarta, Pazaul. Nel passato il torrente Leno ebbe un ruolo molto importante per l'economia della Valle per il trasporto del legname impianti di mulini e segherie. 

LA LEGGENDA DEL NOME TERRAGNOLO 

Molti studiosi hanno cercato di scoprire il significato di questo nome, dando spiegazioni molto diverse l'une dalle altre. Una leggenda narra che Attila sia arrivato sulla Borcola in qualità di profugo, non di conduttore di eserciti; stando com'è quel Passo troppo angusto e vista la valle aspra abbia detto: "Terr'anc noto = questa terra non la voglio" e proprio da queste parole nacque il nome di Terragnolo. 

LA PESCA 

Giorno 4/3/2007

Finalmente è arrivato il giorno della apertura dei torrenti, era da molto che aspettavo questo momento. Questa mattina mi sono alzato molto presto "a notte inoltrata" e dopo aver fatto una ricca colazione, sono partito con destinazione Leno di Terragnolo. Il motivo di questa partenza così di buon ora è legato proprio alle caratteristiche stesse del torrente appena descritto, come la mancanza di grande quantità d'acqua e una limpidezza incredibile di quest'ultima. Tali condizioni fanno sì che le trote di questo torrente siano molto furbe e riescano a notare piccoli movimenti anche da lunghe distanze, con il risultato di vedere ambite catture rifugiarsi nelle proprie tane. (non mi sembra il caso nel giorno dell'apertura). 

Il punto d'arrivo prescelto questa mattina è il ponte delle Fucine di S. Antonio, situato circa i Km a valle del paesino di S. Nicolò. Questo ponte funge da confine tra la selvaggia "NKE" a valle, e il proseguimento della zona "E" a monte. Nei primi duecento metri percorsi non ho voluto pescare per via dei lavori che hanno da poco iniziato per l'eliminazione delle cascate. E dopo alcuni metri percorsi in mezzo al folto bosco sono riuscito a trovare un sentierino che portava sulla riva del torrente. Fra le varie tecniche di pesca che si possono utilizzare in torrenti con queste caratteristiche, a mio parere le migliori sono 2: la pesca ai tocco con esche naturali (come vermi da terra, camole,pesciolino morto, eccetera), utilizzando canne di lunghezza comprese tra i 6 e i 10 m teleregolabili; o a spinning con rotanti e minnow affondanti e galleggianti, a seconda della situazione in cui ci si può trovare (corrntini, raschi, buche, cascate). Quest'ultima tecnica è proprio quella che ho deciso di sciegliere per oggi. Arrivato sulla riva, tra due sassi scorgono un correntino dove sicuramente penso ci sia un pesce. senza perdere tempo monto un rotante della Mepps del n°2 con paletta color oro e punti azzurri, lancio nel punto prescelto e dopo alcuni giti di manovella, eccola uscire dal sasso e aggredire l'artificiale e dopo averla slamata con cautela, eccola riprendersi la sua libertà. Era uno splendido ibrido di 32 centimetri. 

Risalendo il corso d'acqua arrivo in una splendida cascata, dove sono riuscito a catturare e rilasciare diversi pesci di varie misure. Vedendo il risultato ho provato a cambiare artificiale, montando un minnow affondante di 5 centimetri, ma ahimè, non ha dato i risultati che pensavo. Allora decido di risalire a monte della cascata e dopo alcuni lanci decido di riutilizzare il rotante usato precedentemente. E al primo lancio ecco una favolosa marmorata da 43 centimetri. Proseguendo, la mattina è presto terminata e in tutta sincerità posso confidarvi di essermi divertito molto a catturare e rilasciare pesci un po' di tutte le misure.

 

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A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina