Il torrente Sorne - zona G

di Guido Bellini

(pubblicato sulla nostra Rivista “Le nostre acque” numero 1 del 2004)

Continua la visita delle acque in concessione con la proposta di itinerari nuovi. Senza voler essere esaustivi nella descrizione, ma descrivendovi le mie emozioni nel ritornare in acque un tempo da me frequentate. Il torrente Sorna si origina nella valle tra la Polsa e Postemon ed ai piedi del monte Altissimo, sopra S. Giacomo. Viene arricchito delle acque del torrente Lodron, che nasce dal monte Vignola, e dal rio Fontechel.La prima parte del torrente, i rivi che scendono da S. Giacomo  e dalla Polsa, pur presentando una buona popolazione di trote non sono molto interessanti per la pesca, perché ancora troppo scarsi di portata d’acqua, impoveriti da varie opere di presa e con un letto angusto. Chi si vuol comunque dilettare a pescare tra rami che scendono a coprire le piccole buche, rovi e quant’altro ti impedisce una pesca “normale” sicuramente avrà delle liete sorprese. Fino al chiedersi come faceva a stare una trota in una buca così piccola. 

 La Sorna è possibile dividerla poi in quattro tratti. Primo tratto la porzione di torrente che va dall’abitato della Sorne, alla strada che porta a Prada (ponte Seandre). Il torrente attraversa la strada appena a valle della pescicoltura commerciale con annesso agritur ove è possibile gustare la trota cucinata in moltissime versioni. Sempre alle Sorne è ancora attivo un  antico molino gestito dalla famiglia Zeni, visitabile su prenotazione. Tornando alla pesca, da qui si può risalire il torrente. Per il primo tratto nel prato, poi nel bosco e in forre scavate nel calcare. La portata del torrente è ancora modesta ed è praticabile la sola pesca al tocco. 

 Secondo tratto, abitato delle Sorne, Ponte del Diavolo. A valle della strada che porta alle Sorne dopo circa 500 metri il torrente si prosciuga quasi completamente a causa di un’opera di presa dell’ASM al servizio della centrale idroelettrica. Ritorna in vita alla confluenza del Rio Fontechel, che nasce sotto l’omonimo abitato e viene poi ulteriormente arricchito di acque dal Rio Lodrone.La Sorna comincia ad essere molto più interessante. Le buche si allargano, l’ambiente è sempre naturale e la vegetazione dà maggior respiro per affrontare la pesca. Raggiunta la località Ponte del Diavolo il torrente prosegue in una profonda forra e non è più possibile proseguire.

 Terzo tratto, Miniere cengio dei Colombi; quarto tratto cengio dei Colombi distilleria Cipriani.

Questo è il tratto di Sorna che meglio conosco e che ho frequentato maggiormente, quello a cui sono più affezionato, dove ho iniziato a pescare. Per cui non me ne vogliano gli appassionati delle altre zone se maggiormente mi dilungo e se foto e catture riguardano solo questa zona.

Partendo dalla distilleria Cipriani (Chizzola) dopo due o tre briglie il torrente prosegue zigzagando con buche e raschi in una valle molto stretta fino al cengio dei Colombi. Qui troviamo una piccola forra transitabile con portate normali, altrimenti bisogna scavalcarla con il sentiero. A monte della forra scende anche un sentiero dalla strada Chizzola – Sorne. 

 Il torrente si apre leggermente con buche più profonde create da enormi massi e si può arrivare fino alla forra del Ponte del Diavolo. In questo tratto si può pescare molto bene anche a spinning. Con la mosca più volte mi sono ripromesso di provare, ma non ho mai trovato la voglia ed il tempo. Il tratto in questione mi ha sempre ripagato di catture, e non ricordo di aver mai fatto un’uscita in bianco. Con portate estive come tutti i torrenti diventa più difficile, ma basta un temporale che veli legermente l’acqua e dove ti sembrava non ci fosse niente tutto ad tratto senti il colpo sulla canna. 

 Devo realizzare delle foto per accompagnare queste righe e riempire le pagine che “Le nostre acque” mi ha messo a disposizione per l’itinerario, vista la mia difficoltà ad essere molto prolisso. Non mi bastano foto del torrente, voglio accompagnarle anche con delle foto di catture effettuate durante l’uscita: non mi va di mettere foto di pesci generici, non ce la faccio proprio. Quando si è deciso di scrivere della Sorna, avevo pensato che avremmo dovuto fare delle squadre e dividerci i tratti. Perchè sembravamo in troppi a voler partecipare alla battuta. Poi invece “c’è troppa acqua”, “domani non posso io”, “aspettiamo un po’ di vegetazione”, “ho sentito di uscite poco concludenti”... Conclusione, è ora di andare in stampa e le foto non ci sono. Sabato 26 marzo decido: domenica mattina facciamo le foto e una pescata. Non trovo nessuno, oppure diciamo vengo abbandonato all’ultimo momento, e vado da solo. Domenica mattina ore sei e trenta mi sveglio e sto male, ho mal di gola e raffreddore. Non so cosa fare... vado non vado... decido che non posso più rimandare: faccio colazione e parto. 

 A quel punto la mia speranza è di fare la parte bassa Distilleria Cipriani - Cengio dei Colombi: almeno parcheggiata la macchina posso fare subito delle foto. Arrivo sul posto e non c’è nessuno. 

A questo punto devo decidere se fare solo foto o provare anche a pescare. L’attrazione è troppo forte e mi porto anche la canna con un martin e un piccolo tandem di cui non so il nome: lo vedrete nelle foto. Prima briglia. Lancio a sinistra, niente, lancio a destra, due giri di manovella e strattone: fario 26-27 centimetri. Macchina fotografica nello zaino, rilascio immediato. Non ho più mal di gola mi devo solo soffiare ogni tanto il naso ma dopo un po’ mi dimentico anche di quello. Adesso però preparo la macchina al collo: alla prossima devo essere pronto. Bene, continuo se non si era ancora capito. Cammino quasi sull’acqua. Sento ancora un paio di botte ma niente. Mi ritornano in mente tutte le uscite fatte su questo torrente e cerco di ricordare dietro quale sasso ho avuto fortuna. Sono passati almeno dieci anni dall’ultima uscita... adesso mi siedo su un sasso e aspetto una bollata. Qui è un po’ più faticoso, ma sei solo con il merlo acquaiolo che va avanti ed indietro a costruire il nido. Effettuo ancora un paio di catture: bei pesci, li stimo vicini ai trenta centimetri ma non li misuro, perché non trattengo più pesce se non saltuariamente. La fortuna era decisamente troppa. Nell’ attraversare dove l’acqua è un po’ più alta mi sembra di scivolare. Devo decidere cosa salvare ma in verita non ci penso nemmeno: alzo la macchina fotografica, mollo la canna e la pesto. Cimino rotto, ma chi ha detto che non si può pescare in quelle condizioni? Difatti continuo e arrivo fino al Cengio dei  Colombi dove faccio la cattura più bella 35-40 centimetri. Totale 10 catture, una solo sotto misura. Sono soddisfatto. Mi siedo a riposare. Sono le 10 circa e mi arriva una telefonata: è mio fratello che mi deve fare comunicazioni familiari. Scoperto che in quel posto il cellulare funziona, telefono a chi mi ha tradito nell’uscita così forse ci resterà un po’ male, a chi mi aveva detto “ho fatto due uscite e una cattura”, e ad altri amici perché ero troppo contento di essere ritornato indietro di dieci anni.

 

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A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina