Il rio Cavallo - zona D

di Luca Tomasoni

(pubblicato sulla nostra Rivista “Le nostre acque” numero 2 del 2006)

Siamo arrivati al secondo numero del 2006 della rivista “Le nostre acque”. E come di consueto cerchiamo, con semplici parole, di dare una descrizione di nuovi luoghi adatti allo svolgimento della nostra disciplina preferita, la pesca, intesa non solo come cattura di pesci, ma anche come connubio con la natura circostante. In questo numero parlerò del Rio Cavallo (Zona D). Premetto che il mio livello nel praticare questo tipo di pesca è di vero e proprio “apprendista”, però la cosa che mi fa avvicinare a quesa ta pratica è l’accostamento alla bellezza paesaggistica, avendo così anche la possi­bilità di immergermi in una natura direi quasi selvaggia. 

Cenni geografici 

Il Rio Cavallo nasce dal Bacino Idrografico del Biotopo di Ecchen, situato sull’Altopiano di Folgaria. Piccolo angolo di natura incontaminata, è l’ultimo e unico biotopo trentino collocato al di sopra dei 1200 metri di quota e come tale è sottoposto a tutela. L’origine e la storia evolutiva della Torbiera Ecchen sono molto complesse, e già di per sé sarebbero elementi sufficienti a decretarne l’unicità e la preziosità. Questa zona umida viene definita "bacino glacio-carsico" in relazione alla sua origine e alla sua struttura, che sono attribuibili alla concomitanza di fenomeni glaciali e fenomeni carsici. In sostanza, in una depressione del materiale morenico abbandonato qui dal ghiacciaio atesino del periodo wùrmiano si è instaurato un piccolo lago, il quale è stato poi lentamente colmato. La situazione viene però compli­cata dal successivo manifestarsi in zona di fenomeni carsici, a tutt’oggi testimoniati dalla presenza, lungo il bordo nord-orientale, di almeno tre depressioni conformate a dolina. Questi fenomeni car­sici hanno la caratteristica di “drenare” acqua, e si può così affermare che la Torbiera Ecchen, con la sua complessa struttura, è il risultato di questa sorta di “compe­tizione” tra la porzione im­permeabilizzata che raccoglie acqua in un bacino e quella carsica che ve la sotterranee. Taglia la Val di Gola inseren­dosi marcatamente nel fon­dovalle per poi sfociare, a sud del paese di Calliano, nell'Adige. 

A causa di prelievi per l’irrigazione dei terreni, dalla foce a monte per circa 500 mt., la portata dell’acqua è insufficiente, pertanto non è possibile pescare. Salendo la statale s.s. n.350 che porta a Folgaria per qualche centinaio di metri, dopo alcuni tornanti, è possibile, sfruttando i ‘Sentieri dell’Arte’, scendere a valle verso il torrente. Qui il rio Cavallo ha una buona portata e vi sono anche delle cascate. 

La Pesca 

Partendo di buona ora, dopo un’abbondante colazione, io e Stefano siamo partiti con destinazione Rio Cavallo. Per me una nuova avventura, primo perché sapevo che tipo di pesca mi aspettava, secondo perché il Rio Cavallo lo avevo sentito solo nominare e vedere luoghi di interesse naturale mi hanno sempre attirato. Infatti più volte ho seguito i miei amici di pesca sui vari torrenti, solo per ammirare l’ambiente e per apprendere il metodo di pesca. Pertanto, passato l’abitato di Dietrobeseno, a circa 100 metri dal cartello che indica la fine della medesima località, sulla destra vi è una stradina sterrata che porta in località al Pont, nostro punto di arrivo. Attraversando un ponte, si giunge nei pressi di una casa abitata, facilmente un vecchio mulino ristruttura­to. A questo punto si scende facilmente verso il torrente. 

La prima cosa che salta all’occhio è la portata dell’acqua. Mi verrebbe da dire che definire questo corso d’acqua un rio sembrerebbe sminuire il suo vero signifi­cato. In effetti, dalle sue dimensioni verrebbe da definirlo un vero e proprio torrente, simile al torrente Leno di Terragnolo (pen­siero del tutto personale). In questo primo tratto è pos­sibile pescare anche a spinning. chiaramente proseguendo nella salita del torrente, questa pratica risulta quasi impraticabile, via per le buche di piccole dimensioni via per la fitta vegetazione. 

A parte tutto, la nostra decisione è stata quella di praticare la pesca al tocco, bava di spessore molto fino e con un galleggiante leggero (circa 3 grammi). Chiaramente oltre a seguire questi accorgimenti “tecnici”, in questi ambienti, è bene prestare attenzione ad avvicinarsi al corso d’acqua molto lentamente e senza fare rumore, pena veder scappare il pesce. Infatti. in certe lame di acqua più calma e profonda e facile notare il fuggi fuggi di trotelle di varie dimensioni. Comunque, già dai primi lanci si riesce a cat­turare qualche trota “vorace” di piccole dimensioni. Ecco uno dei motivi per il quale, se si vuole pescare a spinning, è meglio utilizzare un cucchiaino non troppo piccolo. 

Risalendo il torrente, si incontrano ostacoli naturali che comportano notevole fatica e dispendio di energia. Incrociamo sulla sinistra un torrente che si congiunge con il Rio Cavallo. Dopo questa confluenza la portata dell’acqua si riduce notevolmente e di conseguenza le buche pescabili risultano scarse e di basse profondità, ma nonostante ciò il movimento di trote non si fa mancare. A fatica raggiungiamo un posto direi quasi incantato. Sulla nostra destra appare un tratto di roccia completamente liscia con enormi caverne (tipo Marmiitte dei Giganti). Cercando informazioni sui testi e su internet ho potuto scoprire che in questa zona sono presenti Marmitte glaciali del Casom, deposito morenico della Noz, Liscioni di roccia del Rio Cavallo nonché delle Pozze glaciali dello stesso torrente. 

Ripresi dal panorama, abbiamo proseguito la risalita del torrente, fino ad arrivare di fronte a una cascata di generose dimensioni e sotto di essa vi era una buca abbastanza ampia e profonda. Io già da un po’ avevo chiuso la canna, però Stefano in quest’ultima buca ha provato a pescare con il pesciolino morto e la cattura della trota non si è fatta attendere. 

Presi dalla curiosità di sapere cosa c’era oltre la cascata, ci siamo im­provvisati scalatori. Quindi risalendo una parete alla sinistra della cascata, ci siamo trovati sopra di essa e con sorpresa abbiamo visto di fronte a noi una frana (a vederla sembrava anche recente). che copriva completamente il torrente. A Questo punto, di comune accordo e data l’ora tarda, abbiamo preferito evitare di passare oltre e scelto di ritornare al punto di partenza.

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A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina