L'Astico - zona S

di Walter Arnoldo

(pubblicato sulla nostra Rivista “Le nostre acque” numero 2 del 2005)

E’ piuttosto curioso e in un certo senso strano, che l’Associazione Pescatori Dilettanti della Vallagarina, abbia in concessione un tratto di torrente, quello dell’Astico, geograficamente piuttosto lontano dai “confini naturali” del bacino idrografico col quale si identifica maggiormente il gruppo alieutico del roveretano, e cioè il Fiume Adige. Il Torrente Astico infatti, nasce dal settore sud orientale dell’Altopiano di Folgaria (altopiano dei Fiorentini - Val Orsara) e tutto sommato, il tratto che scorre in Trentino, è piuttosto breve, rispetto ai 35 km. totali del corso d’acqua che termina la sua corsa, o meglio, mescola le sue linfe, visto che ne è uno dei maggiori affluenti, nel Bacchiglione, in provincia di Vicenza. 

Non so cos’abbia spinto o suggerito il mio amico e Presidente dell’APDV, Roberto Bettinazzi, ad includere nelle acque della sua associazione anche questo splendido rio alpino: sicuramente la bellezza paesaggistica del territorio, veramente impareggiabile, ma fors’ anche la qualità stessa delle acque, fra le più pulite dell’intera Regione, visto che da più di un decennio, quelle dell’Astico risultano costantemente nella prima classe biologica.

Dalla mia Levico, in Valsugana, la parte alta del Torrente Astico, meta del presente articolo, dista poco più di 30 minuti e ben volentieri ho inserito questo meraviglioso torrente fra gli itinerari che propongo ai sempre più numerosi clienti/pescatori che frequentano l’albergo che gestisco nella cittadina termale valsuganotta. (Per i più curiosi: www.hotelsport.it oppure cercatemi al telefono allo 0461/706297). Dopo la “doverosa” breve parentesi pubblicitaria, iniziamo a parlare di pesca vera e propria.

La parte dell’Astico rappresentata nelle fotografie, è quella racchiusa nel comune di Folgaria e per la precisione, il tratto fra il ponte in prossimità del paesello (4 pittoresche casette...) di Buse e la località denominata Nosellari, a circa 1000 metri di altitudine. 

Mi sono letteralmente innamorato dell’Astico nel settembre del 2004, quando avevo dedicato le ultime 3 uscite di pesca della stagione a questo rivo della Magnifica Comunità e alle sue trote. Quest’anno ci son stato solo una volta, proprio per scattare qualche foto per l’articolo “commissionato”, o meglio promesso a Roberto, e per dare una spolverata e cercare una conferma, alle emozioni uniche che avevo provato l’anno prima.

La strada per la Val d’Astico purtroppo, nel giorno prescelto per la mia battuta di pesca, era interrotta per lavori, ma questo non mi ha impedito, aggirando qualche segnale di divieto, di arrivare giusto giusto in prossimità del ponticello sull’Astico, sotto Buse, manufatto che si intravede anche in una delle fotografie della mia “fatica”. Una premessa doverosa: io pratico esclusivamente lo spinning e quindi cerco le coloratissime fario dell’Astico con i cucchiaini rotanti e, nelle buche più grandi, con i minnows, anche se il torrente, ovviamente, si presta benissimo anche alla tradizionale pesca al tocco con esche naturali e perfino alla pesca con la coda di topo.

Poco sopra il ponte che ho menzionato un attimo fa, ho scoperto proprio quest’anno, un comodo sentierino che in una decina di minuti ti porta esattamente sul greto del torrente: si tratta di una bella passeggiata di una decina di minuti, nel più classico dei boschi, ricco di pini e faggi. La zona dev’esser sicuramente ricca anche di funghi. 

Ma eccomi sull’acqua. L’Astico in questa zona è semplicemente da documentario: è stupendo, anche per uno come il sottoscritto che di posti da pesca belli ne vede e ne ha visti parecchi, in Trentino! Non scende mai impetuoso, ma al contrario, scorre quasi pianeggiante, in questo tratto, formando ogni tanto qualche cascatella, qualche buca e solo in certi casi, dei veri e propri salti d’acqua. L’alveo è veramente ricco di linfe freddissime, limpidissime, anche in questa prima settimana di settembre. La vegetazione è folta, fin sulle rive e la luce che filtra a fatica tra le fronde rigogliose, crea un effetto magico sull’acqua, sulle pietre, sui licheni dei tronchi schiantati dalla neve chissà in quale inverno. Impossibile non dare la precedenza alla macchina fotografica, rispetto alla canna da pesca. Ma adesso l’esca: frugo nel gilet, a colpo sicuro fra le tante tasche ed estraggo la scatolina dei Martin: ne monto uno del 9, piuttosto “pesante” per questa tranquilla corrente settembrina. Un bel rotante, dal classico colore argento, corpo giallo e nero, conosciuto come “vespa”, fra gli addetti ai lavori. Non amo la girella e lo annodo direttamente al monofilo dello 0,16, che monto sul piccolo, caro vecchio Daiwa. La canna che uso in questi ambienti, è una monopezzo di 1 metro e 65: la mia è una St. Croix, ma aldilà della marca, uno strumento che consiglierei a tutti i pescatori a spinning. Con un’attrezzatura così specifica e mirata, pescare in certi ambienti è veramente esaltante e se poi la trota che agganciamo è poco più lunga delle solite da 20 centimetri, il divertimento è assicurato. Al primo lancio, da dietro un sasso che sembra nascere dall’acqua, sbuca una trotella, che non fa in tempo a raggiungere la mia luccicante insidia: è sempre positivo scoprire fin dal primo momento, che nel posto dove sei arrivato, le trote ci sono! 

Come tutti i torrenti della portata del nostro, l’Astico della parte alta, va affrontato praticamente in risalita, anche se non mancano delle grosse buche, o delle lame pianeggianti, dove magari poter impiegare qualche bel pesciolino in balsa, a volte galleggiante, in altri casi affondante, lanciandolo a favore di corrente, per recuperarlo sfiorando i sassi, possibili tane, del fondo. Le due buche poco sotto il ponte sono sicuramente fra le più belle e quelle che nel corso della mia battuta del 6 settembre, mi hanno ragalato le trote più “grosse”: 3 da quasi 40 centimetri. Ho liberato la prima perchè pensavo potesse esser l’unica di quella misura, la seconda perchè avevo fatto lo stesso con la prima e la terza perchè ormai era troppo tardi per sperare di fare un cestino degno di una...cena. Nel 2004, non mi era capitato nemmeno una volta, di agganciare trote così belle sul torrente oggetto di questo articolo.  

Ma anche dal ponte in su, questo magico torrente rimane fascinoso e attraente come pochi: la gola che lo racchiude diventa sempre più stretta, le buche sempre più fonde, quasi cupe: pareti di roccia infide sembrano sfidare il coraggio, la passione, l’incoscienza del pescatore: vado avanti, rischio, oppure torno indietro?  Ho rischiato, come l’ultima volta, come sempre: canna attaccata ad una radice, ad un ramo e via, in una sorta di pescalpinismo. Ecco, ci penso mentre batto il mio pezzo al computer e osservo, divertito, le mie unghie rovinate e ancora con un alone di nero, dalle rocce dell’Astico: forse l’unico difetto del torrente è proprio  quello di esser affiancato da una strada, quindi facilmente raggiungibile dai pescatori (un po’ come il mitico Rio Maso nella mia Valsugana). Infatti si intuiscono i sentierini appena tracciati dai pescatori, le grosse foglie schiacciate, rami spezzati ed è proprio solo in quei posti dove i più desistono, davanti ad un ostacolo naturale, che si posson trovare le trote più belle del torrente, di ogni torrente, per la verità. Le buche, meglio le “buse”, che si incontrano proseguendo la risalita, sono spettacolari, dei veri e propri piccoli laghetti. Sicuramente nascondono qualche bella trota di taglia, ma appunto perchè la zona è molto battuta (ho scoperto poi i vari sentierini che portano “comodamente” alla buca più imponente, senza dover trasformarsi in un novello Messner come il sottoscritto...), han fatto sì che i salmonidi siano diventati molto schivi, furbi, attentissimi a quello che succede sulle sponde e pronti ad intanarsi al minimo rumore, alla prima ombra sospetta proiettata innaturalmente sull’acqua. 

Numerosissimi, in certe lame di acqua più calma e profonda, il novellame e le trotelle delle ultime annate: se ne vedono scappare un po’ dappertutto, passando per raggiungere le buche più promettenti per lo spinning. Ecco un altro dei motivi per i quali è preferibile sondare l’Astico montando in canna un cucchiaino non troppo piccolo: meglio qualche trota in meno, qualche abboccata ogni tanto, piuttosto che allamare piccole fario stavolta molto voraci e spesso per nulla intimidite dalla presenza dell’uomo.

L’Astico di Folgaria è pescabile fino al confine con la Provincia di Vicenza e scendendo lungo la comoda e spettacolare strada che “purtroppo” lo affianca nella sua discesa verso valle, dà la possibilità di scoprirlo in altri suoi stupendi tratti: basta parcheggiare l’automobile in una delle numerose piazzole disseminate lungo l’arteria per poi ritrovare, dopo una breve scarpinata, le sue buche e le sue coloratissime fario. Se non ricordo male, il tratto confinante con la Provincia di Vicenza, dev’esser bandita di pesca, perciò attenzione ai numerosi cartelli regolarmente posizionati dall’APDV nei posti solitamente frequentati dai pescatori. Un giornaliero per usufruire di una giornata di pesca nelle riserve in concessione all’associazione roveretana, costa 30,00 Euro (la prima volta, successivamente, 20,00): forse un po’ caro, ma solo all’apparenza: dopo aver visto questo torrente di persona, sono sicuro che mi darete ragione. Un sondaggio effettuato fra la decina dei miei clienti che ho indirizzato nel corso dell’estate su questo torrente, è stato molto positivo (soprattutto per 2 abili moschisti, marito e moglie, rimasti semplicemente entusiasti), mentre altri, uno in particolare, lo han trovato “pericoloso” in certi passaggi un po’ arditi: quindi attenzione, soprattutto all’affidabilità delle vostre calzature e magari scopritelo pescandovi in coppia, alternando, un lancio per uno, le buche più belle.

 

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A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina