Articoli pubblicati sui giornali

2008

 

 


L'acquedotto di Spino

Nel marzo 1863 il dott. Antonio Balista e Antonio Pischl, in veste di componenti della "Commissione, che dalla cittadina Rappresentanza fu onorata dell'incarico di provvedere alla diramazione dell'acqua potabile in questa città" presentavano "Agli Onorevoli Rappresentanti della città di Rovereto" (attuale Consiglio comunale) la relazione dettagliata "del procedimento e dell'esecuzione dell'importante lavoro" perché rimanesse per i posteri "un cenno storico dell'opera forse più utile e più importante, che abbia mai intrapresa la nostra città", precisando "L'importanza della cosa per se stessa, il suo ognor più crescente sviluppo, i molti interessi ed i diritti dei cittadini, che debbono essere tutelati …" Si può ritenere che i primi 600 - 700 anni del secondo millennio e quindi fin dal 1.000 - 1.200 la necessità d'acqua della popolazione era soddisfatta con l'acqua del Leno, che però intorbidita dalla pioggia e da materie eterogenee risultava malsana. L'acqua dedotta dai colli di Noriglio fin dall' anno 1572 era sufficiente soltanto per piccoli usi familiari, ma non poteva soddisfare l'esigenza di tutta la città. Visto che l'acqua di Noriglio era insufficiente, nel 1780 , ai piedi del Castello fu eretta una ruota idraulica, che alzando l'acqua a venti piedi, mediante tubi di legno la diramava a tutta la città. La ruota idraulica fu poi ingrandita nel 1788 . Nel 1824 la ruota idraulica fu sostituita con una nuova ruota idrovora più grande e capace di alzare l'acqua a cinquanta piedi dal Leno, consentendo quindi maggiore fornitura d'acqua alle fontane pubbliche e private di Rovereto. Il 4 agosto 1843 la Ditta dei fratelli Antonio e Giovanni Degasperi di Lavarone, dopo aver preso parte alla "pubblica asta" pubblicata con avviso dal Magistrato Civico sulla base del capitolato d'asta e descrizione dei lavori da parte dell'ing. Piva e dopo aver esaminato la sorgente di Spino, presentò alla Commissione un progetto di costruzione dell'acquedotto. Il 13 settembre 1843 , prot. n.10229, il progetto venne approvato dal Magistrato di Circolo per la costruzione dell'acquedotto con inizio dei lavori il 22 settembre 1843, mentre il contratto d'appalto fra il Comune di Rovereto e l'impresa Degasperi associata all'impresa Giovanni Filz di Serrada per la costruzione dell'acquedotto fu sottoscritto il 13 novembre 1843. Pendenti ancora le trattative coi Degasperi, la Commissione iniziò le pratiche con Cristiano Sannicolò di Trambileno, proprietario della sorgente di Spino, per comperare la sorgente, il suo mulino ed i piccoli stabili che la circondavano. Cristiano Sannicolò, essendo uno dei dipendenti di Don Antonio de Rosmini Serbati, volle che le condizioni di vendita fossero da lui stabilite. Antonio Rosmini accettò l'arbitrato, stabilì le condizioni, accettate da entrambe le parti. Il 25 agosto 1843 fu quindi stipulato fra il Sannicolò e la città di Rovereto un compromesso di compravendita e, il documento definitivo del contratto venne steso il 25 luglio 1844. Dal 25 luglio 1844 la sorgente di Spino, detta di Ortalia Molino di Vanza è di proprietà della città di Rovereto. L'atto di compravendita, in conformità al compromesso di compravendita del 25 agosto 1843 definito con la mediazione di Don Antonio de Rosmini Serbati venne sottoscritto il 25 luglio 1844 nel Palazzo Civico Magistratuale di Rovereto, comparenti: Cristiano Sannicolò di Trambileno quale proprietario dei fondi al Molino e Sorgente di Vanza sotto lo Spino e sue pertinenze; Sig. Francesco conte Salvatori quale notorio procuratore del Sig. Don Antonio de Rosmini Serbati; e presenti il Podestà Dr. Giorgio degli Abbondi; Giuseppe Cobbe 1° Consigliere; Andrea Candelpergher Consigliere; Francesco Bonapace Consigliere per la Deputazione dell'acquedotto; Antonio Zandonati Consigliere magistratuale e Presidente della Deputazione; i Deputati Giuseppe Masotti, Giovanni Battista Eberle, Girolamo Andreis. Testimoni: Gioachino de Ferrari, Carlo Chiaralunzi. Quasi contemporaneamente furono stipulati contratti con i possessori dei fondi sui quali doveva correre l'acquedotto, contratti mediante i quali la città di Rovereto divenne proprietaria dei terreni sui quali l'acquedotto doveva essere costruito, riservandosi anche il diritto di poter, in qualunque tempo, lavorare e occorrendo scavare intorno fino alla distanza di centimetri 63 . Il 4 ottobre 1845 alle ore 11 venne immessa l'acqua nel nuovo acquedotto e arrivò in città al serbatoio del dosso del Castello. Nel 1863 vennero vendute le Spine d'acqua dai pubblici Doccioni a privati della città (Spine d'oro) alle condizioni vincolanti precisate nel capitolato del 2 aprile 1844 , proposto dal Magistrato pol. econ. di Rovereto, approvato ed emanato dal Podestà Abbondi.


Rifiuti in Adige, ronde notturne

La Forestale ha dichiarato guerra agli incivili. Perché ormai, se non è emergenza, ci assomiglia parecchio. Qualche mese fa gli uomini guidati dal responsabile dell'ufficio distrettuale di Rovereto Giorgio Zattoni si sono resi conto che quello che era un tempo eccezione è diventata quasi abitudine

La Forestale ha dichiarato guerra agli incivili. Perché ormai, se non è emergenza, ci assomiglia parecchio. Qualche mese fa gli uomini guidati dal responsabile dell'ufficio distrettuale di Rovereto Giorgio Zattoni si sono resi conto che quello che era un tempo eccezione è diventata quasi abitudine. Chi in Vallagarina - e soprattutto ad Ala e Avio - ristruttura casa e non sa dove buttare il materiale di scarto, si limita a eliminarlo abbandonandolo sulle roste dell'Adige. Spesso si tratta di laterizi e terra. Ma non mancano - cosa più grave - materiali pericolosi o inquinanti come vernici o onduline di amianto. Il caso più eclatante, una sorta di discarica abusiva scoperta un mese e mezzo fa all'altezza dell'area di servizio di Nogaredo, dove è stato trovato dell'amianto. Ora della bonifica si sta occupando Autobrennero, che pur non c'entrando nulla con l'abbandono dei rifiuti, è proprietaria dell'area, e s'è presa l'onere di ripulire. Ma simili episodi di stanno moltiplicando. Per questo la forestale ha deciso di moltiplicare gli sforzi: da qualche settimana, oltre a fare controlli diurni, gli agenti si appostano durante la notte. Perché è al buio che i responsabili si spostano e scaricano i rifiuti a due passi dall'acqua. L'obiettivo è quello di riuscire a scoprire i responsabili e denunciarli - perché, sia chiaro, si tratta di un reato - alla procura. Ma il lavoro è impegnativo. Anche perché a disposizione, in Vallagarina, ci sono venti uomini. Che si devono dividere tra i vari turni e le varie mansioni. Ma l'impegno c'è. Quel che sicuramente si è ottenuto in queste settimane, è l'individuazione dei siti usati come discarica. Al momento ai vari sindaci lagarini è già arrivata una trentina di segnalazioni. Ma se non si trovano i responsabili, ad occuparsi della bonifica sono i proprietari delle aree, quasi sempre del tutto inconsapevoli di ciò che accade. E pensare che basterebbe una chiamata in comune per sapere che lo smaltimento legale di questi rifiuti è gratuito.

 


 

A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina