Articoli pubblicati sui giornali

2004

 

 


Nell'Adige un luccio da record

Apertura segnata dall'exploit ad Avio di Marino Marini

PESCA SPORTIVA Avvio di stagione difficile per il gelo

 

ROVERETO. Non c'era la folla degli anni migliori, ieri mattina sull'Adige per l'apertura della pesca alla trota. In parte per gli esiti deludenti delle ultime aperture (funestate da svasi di bacini che rendavano il fiume impescabile), un po' per il freddo. Un po' perchè i pescatori, come categoria, invecchiano: pochi giovani che si avvicinano a questo sport, e quelli che lo fanno sono più appassionati di torrenti che di grande fiume. Comunque sia, un migliaio abbondante di persone ha affrontato l'Adige. Con alterne fortune. Bene è andata nella parte bassa della concessione: a sud della diga di Mori. Lì le portate sono sempre modeste e i pesci, di conseguenza, si sono adattati. Qualche cattura eccezionale (una marmorata di tre chili e mezzo, almeno un'altra sui due chili e mezzo) e l'exploit straordinario di Marino Marini, di Avio, che alla confluenza del canale Biffis in Adige ha catturato due lucci, uno di 6 chili e 2 etti (86 centimetri) e uno sui due chili. Ma mediamente, tutti si sono divertiti. Peggio è andata nel tratto roveretano del fiume, dove già nel pomeriggio di ieri serpeggiava un certo malumore. Acqua gelida e particolarmente scarsa, cristallina. Condizioni in cui pescare è difficile. E nelle quali prende pesce solo chi sa pescare in Adige davvero. Seminato ad arte, il ritornello di ieri nei capannelli di delusi era il solito rimpianto per il mancato lancio di trote iridee. Che in anni passati, effettivamente, hanno salvato situazioni altrettanto difficili garantendo qualche giornata da borsa piena a tutti. Purtroppo (o per fortuna: dipende dai punti di vista), la nuova carta ittica non consente la semina di iridea. Impossibile ottenere deroghe, che infatti nessuno in Trentino ha avuto. Insomma, è una scorciatoia che in passato ha fatto felici i pescatori di bocca buona, ma che l'Apdv non può più permettersi. (l.m)

 

 


 

L'ha pescato nell'Adige a Avio

Un luccio da record fa felice Marini

AVIO. Qualcuno dopo i primi due giorni di pesca ha già preso la canna a calci (ieri, con acque ancora più scarse, trote sempre assenti giustificate) ma Marino Marini, arcinoto ad Avio per i trascorsi politici, questa apertura la ricorderà come memorabile. Usando un amo doppio da pesciolino, tre grammi di olivetta e un naylon dello 0,22, ha incocciato alla confluenza del canale Biffis con l'Adige un luccio straordinario: 6,2 chili di peso e 86 centimetri di lunghezza. E se i soliti denigratori la butteranno sulla fortuna, pazienza. Magari a farlo abboccare avrà contribuito la dea bendata, ma a cavarlo dal fiume è stato solo Marini.

 

 


 

Il «mostro» di S.Colombano

Catturata una trota fario di taglia eccezionale: 5,4 chili

 

Più che dal punto di vista del pescatore, quello stabilito da Tiziano Zaffoni, di Terragnolo, è un record «biologico». Nel lago artificiale di S.Colombano, lunedì scorso, ha catturato una trota fario del peso di 5,4 chili; 83 centimetri di lunghezza.
Un gran bel pesce, ma non dell'altro mondo se si pensa alle marmorate grosse anche il doppio che vengono catturate regolarmente ad ogni stagione nell'Adige. A rendere del tutto straordinaria la cattura è la specie: fario, appunto. E' un po come se, ragionando da cacciatori, venisse abbattuto un capriolo da 60 chili: resta più piccolo di un cervo, ma come capriolo è assolutamente sorprendente.
La «fariona» di San Colombano è un caso simile: del tutto fuori taglia per la sua specie. Tanto che solo dopo essere stata esaminata dagli esperti della associazione pescatori Vallagarina è stato possibile escludere ibridazioni con la marmorata che avrebbero spiegato questo caso di gigantismo. Zaffoni ha deciso di donare la splendida preda proprio alla Apdv perchè venga imbalsamata e rimanga nella sede dei pescatori, a completare una collezione già ricca di marmorate e temoli da record.
Per la curiosità interessata dei pescatori, la trota, ovviamente femmina (i maschi non raggiungono mai taglie significative), aveva un'età stimata sui 12 anni. Ha abboccato ad un artificiale Rapala (un pesciolino finto) e per portarla a riva Zaffoni ha impiegato circa 90 minuti.

 


 

La battaglia del presidente del Pant Frapporti sta dando i primi frutti

Il Comune pensa alla lontra

Il 24 febbraio si riunirà l´apposita commissione

 

Il presidente dell´associazione ambientalista Pant, Andrea Frapporti, lo scorso dicembre si fece promotore di un´appassionata battaglia con la Provincia per consentire a specie faunistiche un tempo floride in Trentino ed ora estinte di ritornare al luogo di origine. Frapporti caldeggia una nuova oasi per le lontre a San Colombano e lungo tutta l´asta del torrente Leno. «La lontra c´era fino a pochi decenni fa. La sua estinzione è dovuta alla caccia forsennata che ha patito a causa della sua pelliccia. Però è un animale importate per l´ecosistema. Si potrebbe acquistare una coppia di lontre dalla Slovenia e portarle a San Colombano. Qui si potrebbero studiare e valutare se sia una specie in grado di riprodursi bene».

Il futuro parco del Leno potrebbe dunque avere un´attrazione in più. «Mi rivolgo all´assessore Walter Nicoletti - spiega Frapporti - perché, introducendo la lontra, può diventare il primo assessore triveneto a restituire alla natura ciò che le è stato tolto cinquant´anni fa. La spesa per l´acquisto di una coppia da una qualsiasi oasi del Wwf è minima e questo animale potrebbe diventare oggetto di studio da parte del museo civico. Ci sarebbe un grandissimo ritorno turistico».

L´appello al Comune è serio e San Colombano, con i suoi quindici chilometri di torrente che entrano nella valle, sarebbe il luogo ideale per la lontra. Questo carnivoro, infatti, secondo il Pant ripristinerebbe un equilibrio ecologico che ora non c´è. Della fauna ittica, tra l´altro, mangerebbe solo il pesce bianco, quello non pescato dall´uomo. Il Pant, in caso di risposta negativa, è già pronto a raccogliere firme per una petizione popolare.

Il Comune, ora, ha dato un segnale. Il 24 febbraio, si riunirà un´apposita commissione che studierà la fattibilità di un reintegro della lontra a San Colombano.

 

 


Sono i soldi dei permessi d'ospite venduti in Vallagarina. Che per una serie di coincidenze non erano stati versati

Colpo notturno nella sede dei pescatori

Forzate porta e saracinesca, i ladri trovano in un cassetto 5000 euro

 

 ROVERETO. L'ultimo ad entrare in sede, sabato sera, era stato il presidente Roberto Bettinazzi. Ieri mattina è stato uno dei collaboratori dell'associazione, Claudio Giordani, ad accorgersi dell'intrusione subita. Probabilmente nella notte di domenica, ma forse addirittura in quella di sabato, qualcuno ha forzato il griglione della sede della Associazione pescatori. Con calma: hanno svitato le due serrature laterali, del tutto incuranti di trovarsi all'incrocio tra S.Maria e via Prima Armata, a due passi dall'ospedale. Uno dei punti più trafficati, nelle ore notturne, della città.

Superato l'ostacolo della saracinesca, restava solo la porta a vetri. I ladri ne hanno avuto ragione facendo leva con un piccone, abbandonato poi sul posto. Una volta dentro, si sono comportati da signori. Non hanno rotto nulla nè hanno rovistato nei molti cassetti, armadietti, scatoloni. Sono andati dritti al cassetto dei soldi. Quello che per regola è vuoto, ma che del tutto straordinariamente nell'ultimo fine settimana conteneva la bella somma di 5000 euro. Che ovviamente hanno preso il volo. I ladri si sono accontentati di quello. Non solo non hanno nemmeno toccato televisore, stereo e computer: hanno lasciato sulla scrivania anche la cassettina blindata degli spiccioli. Dove qualche euro di fondo cassa potevano sperare di trovarlo.

In associazione dire che il furto ha provocato scoramento, è dire poco. Perchè la serie di coincidenze che i ladri hanno azzeccato sono clamorose. Già tre anni fa la Apdv subì un furto del tutto analogo: allora erano spariti circa 3 milioni di lire. Era la prima volta, e l'associazione corse ai ripari. Per i tesseramenti si è dotata di un Pos: o si paga col bancomat o si fa un bollettino postale. In più fu attivato un servizio di cassa continua con la quasi adiacente sede della Cassa Rurale, e il lavoro di segreteria fu organizzato in modo da non lasciare mai in sede più del fondo cassa.

Un meccanismo che ha retto bene fino alla settimana scorsa. Quando si sono incrociate una serie di coincidenze assurde. A tre settimane dall'apertura della pesca, sono arrivati all'Apdv i soldi - liquidi - raccolti nei molti punti vendita di permessi d'ospite: quelli giornalieri per i pescatori che arrivano da fuori. Sono bar, ristoranti, alberghi, negozi, un po' ovunque in Vallagarina. Tanti rivoli che messi assieme fanno però una bella somma: i 5000 euro circa di cui si parla. Quei soldi dovevano finire immediatamente in banca, ma per ragioni che il direttivo deve ancora approfondire ma pare siano legate agli orari ridotti causati dal carnevale e ad un problema contingente con la Cassa Continua, sono rimasti invece per un fine settimana nel cassetto della sede. Proprio il fine settimana che i ladri hanno scelto per farsi vivi.

 

 


La folle desertificazione degli argini dell´Adige

 

Negli anni scorsi la stessa sorte è toccata per chilometri interi di argini fra Ravina e Castel Beseno e anche nella parte a nord di Trento verso il confine con l´Alto Adige. Il taglio radicale degli alberi (semitotale) è stato fatto anche sulle sponde dell´Adige fino a ponte S.Lorenzo anche sulla parte dell´Adigetto. Il risultato, su un lato si vedono sfrecciare camion e macchine sull´autostrada o la vista cade sui depositi industriali ,senza barriere alberate verdi, sull´altro (dopo il ponte della tangenziale) il fiume si è già "mangiato" pezzi di sponda e di tracciato sul quale vanno a correre in molti. Le numerose proteste di cittadini e associazioni non sono valse a fermare la mano distruttrice "dei nuovi Attila" che fanno capo alle istituzioni pubbliche. Si dice che le sponde dell´Adige vanno desertificate perché in caso di piena gli alberi potrebbero costituire dei pericoli riguardo ponti e dighe. Quindi, per non avere responsabilità alcuna, tagliamo tutto quello che cresce sugli argini. È una logica aberrante per diversi motivi. Iniziamo con il pensiero di Bruna Gumiero dell´università di Bologna e vicepresidente del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale e del suo collega Bruno Boz, espresso nel saggio pubblicato lo scorso febbraio dalla rivista specializzata "Alberi e Territorio" (ed. Sole 24 Ore) nella rubrica "pianificazione e gestione dal titolo " Alberi e fiumi: l´importanza degli "ecotoni ripari". Gli "ecotoni ripari" sono per l´appunto le sponde con copertura arborea e vegetale tra il fiume e il territorio. I due esperti dicono : " L´importanza di questi ambienti è stata a lungo sottovalutata", "fortunatamente negli ultimi decenni si è messo in risalto il loro grande valore come depuratori naturali oltre a quello naturalistico ed ecologico" che ha consentito l´adozione "di misure atte a favorirne la protezione e il ripristino". Che a parere nostro, ma anche istituzionale, dovrebbe proprio essere l´attività del servizio per il ripristino ambientale della Provincia e cioè l´esatto contrario di voler distruggere questo "ambiente", come è stato fatto. Dopo aver spiegato con dovizia scientifica la peculiarità di questa flora ambientale lungo i fiumi, i due esperti, spiegano "l´effetto margine" di questi "corridoi ecologici" che permettono un alto indice di biodiversità vegetale e animale e rappresentano dei veri e propri termometri dei cambiamenti climatici. Ancora più significativo è il loro effetto sulle acque dei fiumi. Le loro foglie costituiscono sostanza organica che è una fonte importantissima di energia per moltissimi organismi acquatici e per la loro biodiversità. "In generale LE RADICI DEGLI ALBERI in prossimità del fiume GARANTISCONO MAGGIOR STABILITA´ DELLE SPONDE e le rendono più eterogenee attraverso la creazione di piccole insenature e rientranze, microhabitat ideali per pesci .Un´altra funzione svolta dalla vegetazione arborea delle rive è quella dell´OMBREGGIAMENTO. che contribuisce a mantenere le acque fresche e ossigenate." La zona alberate sulle sponde dei fiumi svolge un´importante AZIONE DI FILTRO E DI ELIMINAZIONE DEGLI INQUINANTI quali azoto, fosfori, pesticidi, tossine inorganiche e nitrati. In conclusione "emerge con chiarezza L´IMPORTANZA DEGLI ALBERI (sulle sponde dei fiumi), NON PIU´ INTESI COME ELEMENTO DI DISTURBO E DI RISCHIO ma come ELEMENTO COSTITUTIVO FONDAMENTALE DEGLI ECOSISTEMI FLUVIALI.
Queste considerazioni scientifiche testimoniano quanto sia stolta e sbagliata la politica della Provincia Autonoma tutta tesa "alla desertificazione delle sponde dell´Adige". La prevenzione della piena dell´Adige va ricercata a monte ed in particolare con il controllo dell´Avisio. È paradossale in caso di piena, temere gli alberi e non la realizzazione del megainceneritore sull´ansa, fra le più pericolose dell´Adige, perché immediatamente sotto la confluenza del Noce e dell´Avisio. La cosa più importante per il futuro del Trentino è quello di conservarne la propria identità paesaggistica. L´asta dell´Adige nella parte trentina è di gran lunga più compromessa di quella altoatesina. La conservazione e la valorizzazione del corridoio ecologico costituito dalla naturalezza del paesaggio lungo le sponde dell´Adige e percorribile con la nuova ciclabile poteva essere un valore e un patrimonio da trasmettere alle prossime generazioni. Era positivo incontrare sulla ciclabile gruppi di cicloturisti sempre più numerosi (diversi alberghi intelligentemente offrono con il soggiorno anche la bicicletta per fare questi tour). A parte il pessimo biglietto da visita del Trentino, costituito dal monumentale inceneritore sull´Adige, siamo certi che l´idea di percorrere la ciclabile sempre più sotto il sole cocente ed in "un paesaggio desertificato e denaturalizzato sarà di forte disincentivo. Ci si spiega perché le sponde dell´Inn, come in tutta Europa, sono alberate? Perché, fiumi navigabili (che spesso sono in piena) come il Reno o il Danubio hanno fatto dei loro boschi e foreste che si immergono nelle loro acque la loro splendida e antica identità paesaggistica? Ma perché i nostri sindaci, consiglieri provinciali e comunali che vedono realizzare sul loro territorio queste nefandezze non si fanno sentire ?
Vogliamo evitare che ancora una volta tutto finisca per cadere sotto silenzio?

 

 


Andrea Frapporti del Pant lancia l´allarme ambientale

 

Perplessità anche da Frapporti (Pant): «Stanno cancellando l´habitat di tanti uccelli»

«Stanno desertificando le rive»

Cova contro il taglio delle piante lungo l´Adige

 

Il problema del taglio degli alberi lungo la pista ciclabile dell´Adige preoccupa non poche persone. Andrea Frapporti del Pant lancia l´allarme ambientale, del rischio di distruzione dell´ecosistema. «Le piante tagliate allontanano specie di uccelli che vi dimorano da sempre. Rischiamo di far estinguere questi pennuti».
Pure il consigliere comunale dei Verdi Paolo Cova si interessa all´argomento e, non a caso, presenta in consiglio comunae una domanda d´attualità dedicata all´argomento.
«Ho l´impressione che la giunta comunale - scrive Cova - non si sia ancora resa conto del danno ambientale causato dal disboscamento dell´argine eseguito dal servizio "ripristino ambientale" (le virgolette sono d´obbligo) della Provincia sul lungo fiume tra il Navicello e il ponte di Mori. Molte famiglie raggiungevano con bambini lungo la ciclabile questa zona proprio perché si potevano vedere in libertà l´usignolo del fiume, le folaghe, i moriglioni, gli svassi, i tuffetti, le gallinelle d´acqua. Ora, questa fauna, a causa del taglio delle piante, molte delle quali di grandi dimensioni, è pressoché sparita.
Le ragioni addotte dal servizio ripristino ambientale della Provincia sono la prevenzione in caso di piena del fiume, dove gli alberi strappati dalle sponde potrebbero creare pericolo al ponte e alla chiusa di Mori.
La letteratura scientifica ha in merito tutt´altra opinione e non manca mai di segnalare l´importanza della vegetazione lungo gli argini dei fiumi. Tale vegetazione infatti ha un alto indice di biodiversità e permette la vita a moltissimi microrganismi oltre a fungere da biofiltro contro gli inquinanti.
In altri Paesi europei, manco a dirlo, la vegetazione lungo gli argini viene lasciata e costantemente monitorata, oltre che per le ragioni sopraccitate, anche perché consolida la stabilità degli argini».
Dopo questa premessa, il consigliere verde chiede alla giunta comunale se l´assessorato all´ambiente ed il relativo ufficio protezione del territorio del Comune fosse a conoscenza del piano di disboscamento dell´argine; se la giunta comunale, condivise le ragioni sopra esposte, non intenda mandare una lettera di protesta ufficiale alla giunta provinciale affinché tali folli piani di "desertificazione" degli argini siano immediatamente bloccati e affinché, nel limite del possibile, si possa procedere alla riforestazione degli argini sul comune di Rovereto e sugli altri comuni interessati».

 

 


Lasciate in paste le roste dell´Adige

 

Gente qualunque, politici, ambientalisti sul piede di guerra: «Lasciate in paste le roste dell´Adige, non tagliate le piante, gli uccelli scappano»

 

Dal Rì, del servizio ripristino: «Gli alberi creano pericoli per eventuali piene del fiume e fanno cadere i ciclisti che poi fanno causa alla Pat»

Di NICOLA GUARNIERI

 

La bici è un mezzo di trasporto eccezionale, economico, sportivo e che fa bene alla salute. Purtroppo, però, non tutti hanno la possibilità di pedalare fuori dal traffico e, tra l´altro, alcuni appassionati vivono questo passatempo senza tranquillità. Per alcuni, per esempio, la pista ciclabile diventa improvvisamente un circuito da Formula Uno ed ogni ostacolo o imprevisto incontrato lungo il percorso un pretesto per chiedere i danni alla Provincia.

E l´ente pubblico che fa allora? Cerca, dove possibile, di eliminare i potenziali pericoli ed evitare, quindi, di ricevere richieste di denaro da chicchessia. Questa, almeno, è la giustificazione scelta dalla Provincia per spiegare quella sorta di desertificazione in atto lungo gli argini del fiume Adige, a ridosso della ciclabile.

In questi giorni, infatti, gli addetti del servizio ripristino ambientale stanno «pulendo» la pista (nel tratto compreso tra Sacco e Mori Stazione) tagliando le piante. I ciclisti in transito, però, non hanno gradito l´intervento e, di conseguenza, si sono lamentati. E non sono i soli. Le proteste stanno fioccando da tutte le parti: semplici cittadini che scelgono il tracciato per salutari passeggiate, politici, sindacalisti. Un unico coro per dire basta alla disboscazione selvaggia messa in atto dalla Provincia.

Le motivazioni che spingono persone a vario titolo a chiedere di smettere con questo scempio sono diverse: c´è chi pensa all´ombra d´estate durante la passeggiata e chi invoca la salvaguardia dell´avifauna, delle specie di uccelli che senza piante sparirebbero. A rischio, infatti, ci sarebbero le folaghe, l´usignolo e pure il germano reale.

L´ente pubblico, però, parla di tutela del ciclista e pure delle casse pubbliche, per eliminare potenzioli atti di citazione.

«È proprio per evitare che continuino a farci causa che tagliamo le piante - confermò qualche giorno fa Dal Rì, dirigente del servizio ripristino ambientale - e comunque non è che radiamo a zero ma togliamo solo gli alberi marci e sfrondiamo le altre piante. È un appalto annuale, una manutenzione che evita, per esempio, che quando piove ci siano foglie bagnate sulla pista. Qualcuno, non a caso, è ruzzolato in bici e se l´è presa con la Provincia».

I fruitori della pista, però, non ci stanno a passare per rompiscatole pronti a battere casse e men che meno a sentir parlare di alberi malati.

«È così - ribadì però Dal Rì - ma noi dobbiamo garantire la manutenzione e prevenire i pericoli. D´altro canto, l´assicurazione potrebbe non pagare se non dimostrassimo di aver provveduto costantemente alla manutenzione della ciclabile. E poi si tratta di acace, tra due anni saranno già ricresciute».

Di uccelli non si parla. Si tira piuttosto fuori il discorso delle possibili piene che, sradicando alberi, creerebbero pericolo. A questo proposito, però, il consigliere comunale dei Verdi Paolo Cova ha già espresso la propria opinione.

«Le piante tagliate allontanano specie di uccelli che vi dimorano da sempre. Non rischiamo di far estinguere questi pennuti. Ho l´impressione che la giunta comunale non si sia ancora resa conto del danno ambientale causato dal disboscamento dell´argine eseguito dal servizio "ripristino ambientale" (le virgolette sono d´obbligo) della Provincia sul lungo fiume tra il Navicello e il ponte di Mori. Molte famiglie raggiungevano con bambini lungo la ciclabile questa zona proprio perché si potevano vedere in libertà l´usignolo del fiume, le folaghe, i moriglioni, gli svassi, i tuffetti, le gallinelle d´acqua. Ora, questa fauna, a causa del taglio delle piante, molte delle quali di grandi dimensioni, è pressoché sparita».

La crociata è partita anche se, ormai, rischia di essere troppo tardi. Il taglio, infatti, prosegue, e lunghi tratti di pista ciclabile sono già nudi. L´impegno di chi contesta l´intervento, però, pare tale da rendere possibile, nell´immediato futuro, una clamorosa azione di protesta.

 

 


 

A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina