Articoli pubblicati sui giornali

2002

 

 

 


 

Adige invaso dai cormorani: trote decimate
Una settantina di uccelli per settimane alla foce del Leno. Poi Sacco è insorta
IL FIUME AGGREDITO


ROVERETO. La buona notizia è che se ne sono andati. Quella brutta è che per quasi un mese, fino a venti giorni fa, hanno fatto una strage, falcidiando con fin troppa semplicità le trote ammassate nelle poche buche che la siccità ha lasciato al misero Adige di questo inverno: alla foce del Leno e poi più a valle, alla diga di Mori. Bracconieri? No, una settantina di cormorani. Sfrattati dal gelo - questa è stata la ricostruzione dell'ufficio faunistico provinciale interpellato dai pescatori - dal lago di Toblino, si sono messi in moto alla ricerca di una zona pescosa e praticabile.
L'hanno trovata in Vallagarina. Dove con tutt'altre intenzioni l'Apv aveva proceduto ad autunno inoltrato a semine abbastanza corpose di iridee di taglia discreta. Con l'entrata in vigore della nuova carta ittica, dall'anno prossimo non sarà più possibile farlo e si era deciso quindi di chiudere un epoca gestionale mettendo nel fiume qualcosa che garantisse un febbraio pescoso (probabilmente l'ultimo) anche ai soci meno esigenti. Dal 2003 l'Adige sarà praticamente il fiume della marmorata. Che significherà cambio radicale di obiettivi (pochi pesci ma grossi e di pregio) e di tecnica per moltissimi pescatori. Si voleva chiudere in bellezza. E giù iridee.
Quelle iridee, assai meno smaliziate delle trote nate o almeno cresciute in libertà, si sono comportate come si comporterebbe le galline sfuggite da un allevamento: si sono ammassate nei punti più comodi (con meno corrente) e più ricchi di cibo. Alla foce del Leno e - alla faccia sia della purezza degli scarichi che dell'alta considerazione che il pescatore medio ha della «regina» trota - allo scarico del depuratore. Due branchi fitti fitti, che per qualche mese hanno fatto luccicare gli occhi dei pescatori che da inizio dicembre iniziano a passeggiare sulla ciclabile, buttanto l'occhio al fiume e pensando all'apertura che verrà.
Solo che prima dell'apertura, a metà dicembre, sono arrivati i cormorani. E subito localizzato tutto quel ben di Dio, si sono comportati come è naturale per la loro specie: per venti giorni si sono ingozzati di pesce fino a stentare a levarsi in volo. «In venti minuti alla foce del Leno - racconta un vecchio pescatore saccense - ho visto pescare e ingoiare 220 trote. Io ero lì a venti metri dai cormorani, guardavo e contavo. E non c'era verso. Sbracciarsi e tirare sassate era perfettamente inutile». La voce dal fiume è rimbalzata immediatamente nella sede dell'Associazione pescatori. E il presidente Bettinazzi ha tentato l'unica strada possibile: chiedere l'intervento della Provincia. «Le trote non sono abituate al cormorano: è un nemico innaturale per loro. E un branco come quello se dovesse scegliere l'Adige come areale permanente sarebbe in grado di vanificare lo sforzo di anni dell' associazione. Vederne sul fiume qualcuno è normale da qualche anno; vederne settanta assolutamente no». Al servizio faunistico la risposta è stata solo in parte positiva: per l'anno prossimo sarà valutata - alla luce anche di denunce di problemi analoghi sull'Alto Garda e alla foce dell'Avisio - la necessità di uno sfoltimento dei cormorani. Sono protetti, ma un piano di abbattimento è possibile e si è anche già visto, per esempio in Valtellina. Ma quest'anno non c'era nulla da fare. Finchè volevano restare a Sacco, sarebbero rimasti. «Per fortuna - conclude Bettinazzi - se ne sono andati. Il danno è stato certamente rilevante, ma fossero rimasti rischiavamo in primavera di andare sul fiume per vedere solo loro».
Ma perchè se ne sono andati? Probabilmente perchè cessato il grande gelo sono ritornati al loro lago. Ma a Sacco, chiacchierando appoggiati al parapetto della ciclabile e guardando il fiume, i «vecchi» danno un' altra spiegazione: «li abbiamo scacciati noi». E raccontano di una sorta di chiamata alla leva di quella particolarissima riserva che è costituita dai pescatori del paese. Ognuno dei quali da troppi anni cura quella buca, o quel pennello, o quella piccola ansa coperta dagli alberi, per non sentirla un po' sua. E allora si sono messi tra i cormorani e le «loro» trote. Infastidendoli con urla e sbracciate (e qualche sasso ben tirato) finchè non si spostavano. Dove qualcun altro riservava loro lo stesso trattamento. Si favoleggia anche di una serie di fucilate - tutt'altro che dimostrative - ma a Sacco quella del cormorano sta diventando quasi una leggenda: discriminare il vero dal realistico è quasi impossibile. Sta di fatto che sono spariti. E che Sacco la considera una vittoria tutta sua.
 

 


Progetto rivoluzionario sulla trota marmorata

 

Qualche dettaglio è ancora da sistemare ma ormai la nuova piscicoltura di via Vicenza,a Rovereto,può dirsi pronta. La notizia viene da Roberto Bettinazzi, presidente della locale Apdv, l’Associazione Pescatori Dilettanti delta Vallagarina, proprietaria della struttura.“A primavera il Servizio ripristino ambientate della Provincia dovrà sistemare le aree adiacenti - spiega Bettinazzi - ma già adesso la piscicoltura è in funzione visto che l’acqua scorre nelle vasche". Sui 3500 metri quadrati di terreno, situati lungo il Leno, sta nascendo un progetto davvero innovativo. "Unico in provincia - osserva il presidente - é tra i più importanti d’ltalia". Creare, cioè, una piscicoltura a ciclo chiuso, riservata alla trota marmorata, senza l’utilizzo di materiale esterno. Da uova deposte in cattività si vuole arrivare a produrre nuove trote, da liberare poi nell’Adige. Obiettivo tanto più difficile se i pensa che la marmorata, specie tipica dei nostri fiumi, è animale estremamente selvatico e solitario, che mal si adatta alle condizioni dell’allevamento. Roberto Bettinazzi è ottimista. I primi risultati sono incoraggianti. Pare che l’esperimento stia funzionando. E’comunque già un successo aver fatto risuscitare la vecchia piscicoltura, nel dimenticatoio da troppi anni. Il merito va spartito tra i tanti appassionati volontari dell’Apdv che in questi anni hanno lavorato in silenzio. Ora che le vasche hanno ripreso a funzionare si penserà anche al resto. Il progetto, infatti, prevede altri interventi che renderanno la zona sopra l’ex Finanza di via Vicenza una meraviglia. Ci vorranno tre anni per portare a termine tutto. Bettinazzi trema all'idea. Torna, quindi, a concentrarsi sul presente. Tocca a lui spiegare bene le finalità dell’operazione. "Il nostro intento non è né ludico né commerciale", dice. “Le trote marmorate vengono allevate in cattività per poi essere restituite al loro ambiente naturale, cioè il fiume. Il tutto rientra in una logica di controllo e salvaguardia delle acque che l’Apdv svolge con impegno e dedizione. “Vogliamo che l’Adige torni al proprio antico equilibrio - conclude - ed è per questo che la rinata piscicoltura, in sintonia con la Provincia ed in linea con la Nuova Carta ittica, avrà il compito di aiutare il fiume, restituendogli la specie di pesce a lui più naturale, cioè la trota marmorata".


E' stato il Leno a restituirci i placodonti

I fossili sono emersi a Speccheri: 240 milioni di anni fa c'era il mare

LA SCOPERTA SCIENTIFICA

 

di Cristiana Martinelli

ROVERETO. Vissero in un caldo mare tropicale e sono stati riportati alla luce dalle gelide acque del torrente Leno, a poca distanza da Speccheri: i resti fossili di rettili preistorici scoperti nelle rocce della Vallarsa aprono una finestra sul paesaggio che le falde del Pasubio dovevano offrire 240 milioni d'anni fa. Quando vi si estendeva un braccio di mare ricco di isole e brulicante di vita.

E' lo studioso Marco Avanzini, conservatore per la Geologia del Museo Tridentino di Scienze Naturali, a dipingere quel lontano scenario del Triassico. Un basso tratto di mare ricco di nutrimento, appunto, che lambiva le coste lagunari dell'area emersa chiamata dai geologi Alto di Rovereto-Introbio verso sud e di quella più vasta detta alto Badioto-Gardenese (corrispendente alle attuali Dolomiti occidentali) più a nord. Qui, prima ancora dell'epoca dei dinosauri - e prima che lo scontro tettonico tra Europa ed Africa causasse il sollevamento dei monti della Vallarsa, più o meno 150 milioni d'anni fa - nuotavano i rettili marini di medie dimensioni i cui resti sono stati rinvenuti nelle rocce erose dal torrente Leno. Ieri, al Museo Tridentino di Scienze Naturali, la comunicazione ufficiale della scoperta. Che non è dell'ultima ora: risale all'inverno del 1998 e, come sottolineato dal direttore del Museo Michele Lanzinger, «è già stata pubblicata su riviste specialistiche di prestigio, superando con positivi commenti il vaglio del mondo scientifico internazionale».
Una novità assoluta per il territorio alpino meridionale, in particolare, i resti di Placodonte: tre caratteristici denti a placca e quattro ossa dello scheletro, tra cui un femore che ancora mostra la struttura fibrosa e il tessuto spugnoso interno. Più comuni i resti di notosauro: una vertebra dorsale intera, una costola, un dente, un osso del bacino e altre parti dello scheletro. Individuati da Marco Avanzini, che in quelle rocce del Leno è abituato a "leggere" piste nel fango di invertebrati come frammenti di carbone provenienti dalle foreste delle antiche terre emerse, conchiglie bivalvi e ammoniti come coralli e spugne, i reperti hanno richiesto due anni di lavoro per la ripulitura tramite processi chimici-meccanici. Al fianco di Avanzini anche l'esperto di vertebrati fossili Fabio Dalla Vecchia, del Museo Paleontologico di Monfalcone. Dal confronto con scheletri conosciuti si è quindi recentemente passati alla determinazione del tipo di rettili cui quei resti dovevano appartenere. Similari sporadici rinvenimenti, spiega lo stesso Avanzini, non sono una rarità nei sedimenti triassici dell' arco alpino; ma fino a oggi non si aveva notizia di resti così antichi in regione. E alla già citata novità assoluta del placodonte (un inedito per le Alpi Meridionali di cui si è trovata traccia solo in Germania) si aggiunge soprattutto la peculiarità della compresenza in uno stesso sito di resti appartenenti a diverse specie di vertebrati: «Una associazione mista e consistente», commenta con soddisfazione Avanzini. Ma il sito di Speccheri di Vallarsa non è ancora completamente indagato; altre sorprese potranno quindi giungerci attraverso le ere geologiche dalle rive del torrente Leno.

 


Scale di monta lungo il Leno:"esultano" le trote marmorate

 

ROVERETO. Il torrente Leno potrebbe essere il primo corso d' acqua dotato in Trentino di "Rauhe Rampe", ossia particolari passaggi (delle "rampe", appunto) per consentire ai pesci di risalire dalle zone stanziali alle zone di frega. Del progetto - informa una nota della Provincia - hanno discusso l' assessore provinciale Roberto Pinter, il Comitato promotore del progetto di rinaturalizzazione del Leno e l' Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina. A beneficiarne sarebbe soprattutto la Trota marmorata, specie simbolo delle acque correnti del Trentino, che sta rischiando l'estinzione, anche se negli ultimi anni sono stati effettuati alcuni importanti interventi per la sua tutela compreso il progetto di pescicoltura in via di realizzazione a Rovereto.

"Questo torrente è stato oggetto in passato - hanno spiegato i rappresentanti del Comitato a Pinter - di pesanti interventi di canalizzazione e imbrigliamento". Il sistema delle scale di monta è giudicato il migliore - viene detto - perchè consente un netto miglioramento ambientale del torrente, per il suo basso costo di realizzazione e per il fatto che non andrebbe ad intaccare la sicurezza idraulica. Come Pinter ha ricordato nell'incontro, la legge sul rilascio del minimo vitale d'acqua dalle opere di sbarramento ha contribuito a evitare, in molti casi, il collasso di alcuni fiumi. Ancor oggi tuttavia, hanno fatto notare i rappresentanti del Comitato, numerosi sbarramenti su quasi tutti i corsi d' acqua trentini limitano fortemente gli spostamenti dei pesci. E' il caso del Leno - conclude la nota - dove la costruzione di numerose briglie per la messa in sicurezza idrogeologica - è stato ricordato all' assessore Pinter, che ha già investito le strutture provinciali competenti alla fine di sostenere il progetto - e la quasi canalizzazione di tutto il tratto che passa per Rovereto hanno impedito negli ultimi decenni la risalita dei salmonidi.

 


Aviana : di giorno vivo, di notte morto.

Un'altra grave situazione di sofferenza ambientale dovuta a prelievi idrici si trascina da anni, ma questo anno è arrivata a condizioni paradossali.  Il Torrente Aviana in Vallagarina da molto tempo è soggetto a gravi  estivi che costringono l'A.P.D.V. a onerosi interventi di recupero dei pesci che rimontano dell'Adige. Quest’anno, poi, l'Enel si è "dimenticata" di avvertite l'Associazione e tre quintali di pesce sono morti a causa della secca artificiale.

Sabato 22 giugno, al mattino presto il guardiapesca dipendente dell'A.P.D.V. Andrea Aiardi, che conosce da anni la grave situazione di sofferenza dell’Aviana dovuta ai prelievi idrici a scopo idroelettrico e irriguo, era in servizio nella zona di Avio, in bassa vallagarina. E, suo malgrado, si è trovato di fronte a uno di quegli spettacoli che nessun pescatore (o cittadino qualunque) vorrebbe mai vedere. L’acqua incominciava a scorrere in alveo a seguito dell'avvio dell'impianto idroelettrico dell'ENEL, ma evidentemente nella notte la situazione era stata diversa: almeno tre quintali di pesci morti giacevano lungo l’alveo del Torrente Aviana e, man a mano che la portata aumentava, venivano sollevati dal fondo e trasportati via dalla corrente. Le foto allegate dimostrano la gravità dell'evento.

Tra i pesci morti la maggior parte erano ciprinidi, in particolare cavedani e barbE comuni, che proprio in questo periodo risalgono il tratto terminale del corso d'acqua per la riproduzione. C’erano anche numerose trote, tra cui una marmorata di circa 3 kg di peso, uccise dalla trappola letale.

Il fenomeno aveva avuto luogo già gli anni scorsi, ma almeno la tempestiva comunicazione da parte dell’ENEL aveva permesso il recupero dei pesci presenti e la posa di una rete alFa foce per evitare la risalita nei giorni successivi. Nel periodo estivo, infatti, l'acqua nell’Aviana va e viene. Nel periodo invernale nonostante il modesto rilascio di rispetto imposto dalla normativa sulle opere di presa ENEL a monte l’intero corso dell'Aviana è praticamente sempre all’asciutto. D’estate, però, l’obbligo di rilascio di una certa quantità d’acqua ad Avio, per garantire gli usi irrigui pregressi, provoca una situazione paradossale: l’acqua incomincia a scorrere a intermittenza provocando, se possibile, danni ancora più gravi rispetto a quelli dovuti al prosciugamento totale.

Di giorno, infatti, una certa portata continua a scendere in alveo, richiamando dall’Adige grandi quantità di pesci. Di notte, tra le 22 e le 6 del mattino successivo, la portata si riduce a zero, provocando la moria dei pesci in risalita.

L'anno scorso la posa della rete alla foce e il tempestivo intervento con l’elettrotorditore avevano permesso di evitare gravi morie, consentendo, oltretutto, il recupero di un numero considerevole di trote (circa 2.000) che erano poi state trasferite in Adige. Quest’anno l’ENEL, e non si capisce il motivo, non ha nemmeno avvertito, come di consuetudine, l’Associazione Pescatori Dilettanti della Vallagarina, sicché non è stato possibile salvare i pesci prima della prima asciutta artificiale. Il danno è reso ben evidente dalle foto scattate dal guardiapesca il mattino del 22 giugno.

E - sembra quasi uno scherzo, ma è triste realtà - nel corso dell’estate sappiamo già che lo scempio si ripeterà: i pesci di giorno, in presenza acqua, risaliranno il tratto terminale dell'Aviana trovandosi, poi, di notte, immolati sull’altare dell'idiozia...

 


«Pochi anni per pulire il Leno»

Iva Berasi a Righi: ricorreremo alla fitodepurazione

IL PROBLEMA ECOLOGICO

ROVERETO. L'obiettivo è eliminare tutte le fosse Imhof, quindi anche quella di Trambileno che scarica nel Leno. Ma se i tempi andranno per le lunghe, si realizzerà a breve almeno un impianto di fitodepurazione. E' l'assessore Berasi a rassicurare in merito alla salute futura del Leno. Con parole, tuttavia, tremendamente simili a quelle pronunciate un anno fa proprio sulle rive del torrente.La situazione si trascina da anni. I resti della fossa Imhof di Toldi finiscono dritti nel Leno - poco a valle della forra usata dai roveretani come lido cittadino - se non inquinando, togliendo all'acqua la limpidezza di un tempo. Da Trento fanno sapere che non c'è da allarmarsi per la qualità dell'acqua: a monte dello scarico è ottima, mentre a valle (alla foce del torrente) è classificata come buona. Non si sa però quale sia la qualità dell'acqua all'altezza dello scarico, perché lì non vengono fatti i rilevamenti.

Da parte sua, il sindaco di Trambileno Bisoffi, è stanco: «Ogni anno ci additano come quelli che sporcano il Leno - osserva il primo cittadino - è innegabile che lo scarico nel Leno dei resti della fossa di Toldi creino disagi. Ma è anche vero che Trambileno è un comune troppo piccolo, non siamo in grado di sostenere il costo del collegamento con il depuratore di Rovereto. Abbiamo comunque dato la nostra disponibilità alla Provincia». E tutto sommato è difficile immaginare che un comune di meno di duemila abitanti sia in grado di finanziarsi un'opera di svariati milioni di euro. E' quindi inevitabile che la palla passi alla Provincia. E l'assessore Berasi - oltre a rassicurare i roveretani sulla qualità dell'acqua - assicura che in tempi brevi le cose cambieranno. Non quest'anno, ma forse entro l'anno prossimo: «Abbiamo già affidato uno studio per realizzare un impianto di fitodepurazione, ma stiamo aspettando il piano di risanamento delle acque. L'obiettivo è quello di eliminare tutte le fosse Imhof, compresa quella di Trambileno. E di prevedere il collegamento con il depuratore di Rovereto. A settembre si decideranno i finanziamenti. Se Trambileno dovrà aspettare tre o quattro anni, partiremo con il lagunaggio, in attesa del collettamento all'impianto di Rovereto». Ipotesi questa più plausibile, visto che nello stanziare i finanziamenti, la precedenza dovrà essere data ai comuni con più di duemila abitanti.

Le parole dell'assessore potrebbero anche rassicurare. Se non fosse che sono tremendamente simili a quelle pronunciate dalla stessa Berasi un anno fa sulle rive del Leno. Da allora è stato affidato lo studio per il lagunaggio.


Le forre del Leno ridotte a una fogna

Colpevole la fossa Imhof di Trambileno, Michele Righi attacca ancora

LA PROTESTA ECOLOGISTA

ROVERETO. La prima denuncia pubblica Michele Righi - responsabile del soccorso alpino e speleologo del gruppo grotte Roner - l'aveva fatta nell'estate del 1999. «Le forre del Leno sono ridotte a una fogna», si sfogava Righi, additando anche il colpevole: la fossa Imhof in cui Trambileno sversa la sua fognatura e da cui esce uno scarico che s'infila dritto nel torrente. L'estate è tornata e riecco l'identica denuncia, aggravata dal tanto tempo che è passato sopra le promesse dei politici.

Il laghetto dove molti roveretani fanno il bagno nel Leno è di pochi metri sopra l'inizio del tratto inquinato, ma Righi avverte tutti che sotto il Leno boccheggia, portando coliformi fecali fino nel parco fluviale della città e poi in Adige. «Da ormai quattro anni ad inizio estate vengo assalito dai ricordi di come era bello percorrere quel fantastico gioiello idrogeologico scavato dal Leno di Terragnolo nei calcari grigi e nella dolomia del massiccio del Pasubio». Così ci scrive Righi rilanciando la battaglia del suo «comitato spontaneo per la salvaguardia del Leno».

«La forra che il turbinio delle fresche acque di torrente ha eroso nel corso dei millenni, ha inizio poche centinaia di metri a valle e termina qualche decina di metri dopo il ponte di S.Colombano dove i due Leni (Terragnolo e Vallarsa) si incontrano per poi proseguire la loro discesa verso l'Adige. Il canyon era inframmezzato da una serie di spettacolari e spumeggianti cascate, alte anche 25 metri, separate le une dalle altre d canali, scivoli e in alcuni punti la larghezza non supera i due metri. Questo particolare ambiente era diventato un'attrattiva che attirava appassionati da ogni parte d'Italia e d'Europa e le guide alpine lo proponevano ai loro clienti. Da quattro anni le cascate spumeggianti sono lerce, insozzate da una patina viscida, i laghetti cristallini sono putridi e marroni e in tutta la forra aleggia un olezzo di fogna che si può sentire fin dalla strada che scorre sul bordo superiore una sessantina di metri più in alto. Cosa è successo? Semplice, un giorno il comune di Trambileno ha deciso di dirottare lo scarico della fossa Imhof sita poco distante dalla frazione Toldo, direttamente nel Leno. La fossa Imhof consiste in una grande vasca dove vengono fatti defluire i reflui degli impianti fognari. Il liquame rimane fermo e per decantazione dovrebbe depurarsi. Ma lo scarico purtroppo produce un lurido liquido filtrato solo dei residui solidi. Tale sistema é utilizzato in quei comuni dove si rende difficoltoso, per la particolare morfologia del territorio, realizzare strutture di depurazione all'avanguardia ma è anche vero che la provincia fino a qualche anno fa finanziava la messa a norma. Oggi devono essere i comuni ad arrangiarsi e gli interventi non sono comunque obbligatori grazie alle famose deroghe. In sostanza nel nostro ricco Trentino si predica bene ma si razzola male».

«Voglio ricordare all'assessore provinciale all'ambiente Iva Berasi che le 1147 firme consegnate nelle sue mani il 5 settembre del 2000 proprio sulle sponde del torrente non sono solamente dei tratti di penna su dei pezzi di carta, probabilmente sono finiti in qualche fossa Imhof, ma esprimono il vero spirito ambientalista di chi crede realmente alla tutela della natura intesa come ricchezza per lo sviluppo econimico sostenibile. Ora a due anni di distanza da quell'incontro nel quale Lei ci aveva assicurato degli interventi tampone di rendiamo conto di come voi politici siate bravi ad imbonire ma non altrettanto a fare, infatti ad oggi nulla è stato fatto e la condotta continua a scaricare impunemente. Voglio inoltre lanciare un monito anche ai roveretani che "beneficiano" direttamente di quanto accade a monte e all'amministrazione comunale troppo impegnata a sviluppare faraonici progetti colti ad attirare sul territorio migliaia di turisti (????) ma cieca (o accecata) di fronte alle vere ricchezze naturali, storiche e culturali della nostra terra».

A questo punto Terragnolo deve dire se si decide ad allacciare le sue fogne al depuratore roveretano.


Ischia Podetti, una «bomba» per l´Adige

Lino Da Riz: «La scomparsa della marmorata è un segnale grave»

Di RENZO M. GROSSELLI
«Per quanto riguarda la fauna ittica tradizionale il fiume Adige può dirsi morto. O quasi. La causa sono soprattutto le centrali idroelettriche e il loro uso dell´acqua. E poi, stiamo aspetto la bomba ad orologeria di Ischia Podetti. La discarica sta già rilasciando porcherie nell´Adige». Lino Da Riz ha 74 anni e da 60 pratica la pesca sportiva sull´Adige.
«Sono pescatore da sempre, iniziai a 14 anni. Mio nonno aveva un mulino nel Bellunese: c´era il rio, quindi pesàti, gamberi, anguille. Pescavo con le mani e sotto la guerra ho imparato a mangiare i gamberi crudi. Non c´era il burro per cuocerli». La prima canna da pesca gliela diede suo padre, di bambù, con la lenza fatta di filo di cotone verde, solo il terminale in nylon.
Il mulinello? «En rochèl». Col tempo Lino andò ad abitare in Lung´Adige Marco Apuleio, sulla riva dell´Adige. «Mattina e sera, dopo il lavoro, andavo a pescare, a partire dal 1952». Com´era l´acqua al tempo? «Si poteva bere, limpida, pulita. Non c´erano la centrale di S. Giustina e quella di Stramentizzo. Il fluire dell´acqua era regolare, normale nel suo flusso stagionale. Dopo la guerra, i primi bagni stagionali si facevano alle foci del Fersina. E si beveva anche ma nessuno, che mi risulti, è mai stato male. Poi si andava a rubare le ciliege a Ravina». Si pescava con le tecniche di oggi al tempo: con la dirlindana, il pesce vivo e la mosca secca. Nel periodo del temolo si pescava con le camole, a fondo, o con le mosche, in superficie. «Pare piovesse da tanto che i pesci bolavano (ndr, venivano in superficie a mangiare qualche insetto). In Adige c´era di tutto. Pescai persino uno scardolone e una tinca, pesci tipici dei laghi. Poi persico, barbo, luccio. E all´80-90% trote marmorate e temoli».
E adesso Lino, cosa si pesca in Adige? «Niente, non c´è pesce. L´anno scorso su 20 uscite ho preso dieci trote, ma sono stato uno dei fortunati: trote fario ed iridee, nessuna marmorata. Il pesce tradizionale è sparito: le marmorate sono rarissime e sono grandi, quelle sopravvissute. C´è qualche temolo e molti barbi. Pensare che un tempo, a sera o al mattino, due o tre marmorate le prendevo ogni giorno». Ma da cosa dipende? dalle semine errate? dall´inquinamento? «I problemi sono di tre tipi. Il primo è dovuto alle centrali idroelettriche e ai flussi incostanti di acqua. La trota, ad esempio, fa la frega e deposita le uova sulla banchina. Con gli alti e bassi dell´acqua, non succede più. Il secondo problema poteva essere l´acqua torbida, per gli svuotamenti delle centrali. Meno di vent´anni fa fu svuotato il bacino di Stramentizzo e distrussero completamente il pesce in Avisio. Era vero fango. All´acqua torbida i pesci resistono ma sabbia e fango si portano via le uova». Il terzo problema? «L´inquinamento chimico e da scarichi urbani. Il forte inquinamento, in Adige, si ebbe negli anni ´70 ed ´80. Sul fiume passavano chiazze di petrolio ed altro. Quello che si pescava non si poteva mangiare. Alla fine degli anni ´80 l´inquinamento diminuì molto ma il pesce non si mangiava perché aveva uno strano sapore di fenolo. Oggi l´Adige è meno inquinato». Allora va bene? «No, le trote non fregano più. Anche l´anno scorso al momento della frega e schiusa delle uova (da ottobre a febbraio) rilasciarono in Adige le acque di un invaso altoatesino, veniva giù sabbia».
Ma c´è un altro problema ancora, ricorda Lina Da Riz: «La discarica di Ischia Podetti, una bomba ad orologeria. Ha già iniziato a produrre i primi danni. Quando piove e si bucano le eco-balle, fuoriesce il liquame. E finisce in Adige. Ma i danni maggiori li stiamo aspettando».
A detta dell´anziano pescatore, il termometro della salute dell´Adige è comunque la scomparsa della trota marmorata: «È il pesce tradizionale del fiume, come il temolo. Ma per loro l´Adige è morto, impossibile tornare indietro. La marmorata non segnala solo l´inquinamento delle acque ma anche l´uso che si fa dei livelli di acqua». Le centrali, certo. E i danni prodotti dai pescatori? «Si potrebbe parlare delle semine. Ma sono state fatte quando ormai la situazione era compromessa. A partire dall´alluvione del 1966 che si portò via buona parte del pesce. Sì, anche le semine tolsero spazio alla fauna autoctona».


Taglio del nastro per la nuova pescicoltura

Alle 14.30 esperti e politici visiteranno l'eccezionale impianto per la riproduzione artificiale della trota a rischio estinzione. L'inaugurazione nell'ambito del convegno europeo sulla marmorata.

di Luca Marsilli

ROVERETO. Per capire di cosa si parla forse può bastare uno dei nomi dialettali che i vecchi manuali riportano per la trota marmorata: «salmon de l'Ades». E' di gran lunga la più grande delle trote, quella con l'accrescimento più rapido, la più aggressiva, la più «selvatica». Ed è evoluta autonomamente in quella porzione di Europa che l'orogenesi alpina ha isolato chiudendola tra vette insuperabili a nord e il mare a sud. In origine dominava gli affluenti di sinistra del Po e i grandi fiumi del Veneto. Oggi è arrivata a un passo dall'estinzione, messa in crisi dalla cementificazione degli alvei, dall'inquinamento delle acque e da decenni di semine indiscriminate di trote fario che ne hanno minato la purezza genetica.

Soprattutto della trota marmorata, diventata il simbolo dell'impegno di Provincia e associazioni pescatori per la tutela degli ambienti acquatici in Trentino, si parlerà oggi al convegno «Salmonidi alpini», che alla Filarmonica riunirà esperti a livello europeo provenienti da Italia e Slovenia per un confronto a tutto tondo sullo stato di salute e le possibilità concrete di intervento delle popolazioni di salmonidi tipiche dell'arco alpino. I lavori inizieranno alle 9 per chiudersi alle 18. Sette relatori al mattino: i temi sono la tutela delle biodiversità negli ambienti acquatici, la stutus genetico delle popolazioni di trota marmorata e fario delle Alpi, lo stato delle popolazioni e le prospettive di gestione, i problemi sanitari connessi ai ripopolamenti, le esperienze in slovenia di allevamento e riproduzione della trota marmorata. Nel pomeriggio una tavola rotonda con ittiologi, esperti della Provincia e presidenti delle associazioni pescatori sugli aspetti prettamente gestionali connessi alle problematiche analizzate al mattino. In altre parole, su come far convivere le esigenze dei pescatori e quelle dell'ambiente nel nome del comune interesse a corsi d'acqua ricchi di pesci di qualità.

Importantissimo intermezzo subito dopo la pausa pranza. Dopo il buffet nella Sala Campana del Castello (riservato a relatori ed invitati: gli altri partecipanti al convegno potranno approfittare di una convenzione con la Risto3), con un servizio di pullman tutti gli interessati saranno accompagnati in via Vicenza per l'inaugurazione della «pescicoltura»: il nuovissimo impianto che a Rovereto sta avviando la riproduzione a ciclo chiuso e su grandi quantità di trote marmorate. E' un evento non solo per l'associazione pescatori della Vallagarina, che ha saputo trovare l'utilizzo più moderno possibile per un impianto vecchio e abbandonato, ma anche per Comune e Provincia, che hanno fornito le risorse necessarie dimostrando una sensibilità che ha pochissimi precedenti almeno in Italia.

 


 

Da rudere a struttura di avanguardia assoluta.

 

ROVERETO. Nata in tutt'altra epoca per la produzione commerciale di trote iridee, la vecchia pescicolura era finita «fuori mercato» decenni fa. Problemi di approvvigionamento dell'acqua e di dimensioni. Di proprietà del comune, era ridotta ad un rudere quando è stata affidata in comodato gratuito alla Associazione pescatori. Che ha rifatto completamente le vasche, costruito una derivazione per alimentarle con acqua attinta dal Leno quasi un chilometro più a monte, scavato pozzi in grado di fornire un apporto di acqua sufficiente in caso di interruzione della normale alimentazione (inquinamenti, piene, magre eccezionali) e installato - lavoro completato in questi giorni - un sistema completamente automatizzato per regolare chiuse e prese d'acqua. Quasi un miliardo di investimento per un impianto che è già vanto dell'intera provincia.

 

 


 

Salmonidi a rischio di estinzione

 

Carta ittica e progetti per tutelare la specie

L´impianto sul Leno, inaugurato sabato, struttura all´avanguardia di riproduzione artificiale della trota marmorata

Il convegno sui salmonidi alpini, organizzato dall´Unione Pescatori del Trentino, dalla rivista Il Pescatore Trentino e dall´Associazione Ittiologi delle Acque Dolci, ha richiamato alla Filarmonica oltre duecento persone. In sala ittiologi, rappresentanti delle associazioni di pescatori dilettanti delle regioni alpine, amministratori e funzionari pubblici, che hanno seguito con interesse le relazioni tecnico scientifiche che, con un occhio ai risvolti della gestione della fauna ittica e della pesca, hanno illustrato motivi e metodi per la tutela delle preziose popolazioni di salmonidi autoctone delle Alpi meridionali. A dimostrazione dell´interesse per le attualissime tematiche trattate una buona parte del pubblico, tra cui il Vicepresidente della Provincia, Roberto Pinter, ha assistito anche alla visita e all´inaugurazione della nuova pescicoltura di Rovereto e alla tavola rotonda del pomeriggio incentrata sul tema "Pesca e tutela delle specie ittiche autoctone e del loro habitat: punti di incontro".
Dalle relazioni del mattino è emersa, in sintesi, la conferma dell´esigenza di attuare la gestione ittica nel pieno rispetto delle popolazioni di trote, salmerini e temoli indigene di ogni territorio, salvaguardando la loro varietà genetica e dunque la complessiva diversità biologica della fauna ittica alpina. Sui metodi per ottenere questi risultati, praticamente tutti i relatori hanno convenuto che un primo, indispensabile impegno va posto nella salvaguardia o nel ripristino ecologico dei corsi d´acqua e dei laghi salmonicoli. Oggi, infatti, numerosi fattori impediscono, ad esempio, il normale compimento dell´attività riproduttiva della Trota marmorata in molti fiumi e torrenti a causa di sbarramenti invalicabili, di eccessivi prelievi idrici, dell´alterazione dei siti riproduttivi della specie, dell´"inquinamento ittico" con l´immissione di Salmonidi esotici.
In secondo luogo, sulla base di esperienze ormai consolidate è stata auspicata la realizzazione di impianti ittiogenici (pescicolture semi-intensive) "a ciclo chiuso" che permettano di superare la situazione di crisi di molte popolazioni autoctone di salmonidi evitandone l´estinzione. Un primo esempio di questo tipo di strutture, previste anche dalla nuova Carta ittica del Trentino, è proprio la nuova pescicoltura di Rovereto.
Nel suo intervento Pinter ha ribadito l´impegno della Provincia, anche attraverso la prossima approvazione del Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche, per una tutela attiva delle risorse idriche, degli ambienti acquatici e della loro fauna ittica. Un richiamo forte alle responsabilità assunte dalla Provincia con l´entrata in vigore della nuova Carta ittica è venuto anche dal presidente dell´Unione dei Pescatori Maestri che ha chiesto una maggiore convinzione e un più forte impegno per la tutela ambientale dei laghi e dei corsi d´acqua trentini e per l´applicazione di una gestione naturalistica della fauna ittica. È stata pure ribadita l´importanza del ruolo delle associazioni territoriali dei pescatori nella gestione diretta del patrimonio ittico pubblico, riconoscendo l´importanza fondamentale, tecnico-scientifica e culturale, di iniziative come questo convegno e della pubblicazione de Il Pescatore Trentino.
Riguardo alle recenti polemiche in merito alla "pronta pesca" negli ambienti naturali, da più parti è stato ribadito che non c´è spazio per deroghe ai principi della legge provinciale sulla pesca che puntano, senza dubbi, sulla produttività naturale delle acque, sulla tutela delle linee genetiche originarie delle specie ittiche e sulla salvaguardia degli ambienti acquatici.cc


Dopo la ristrutturazione della colonia dei pompieri si dovrà allargare la strada e aumenteranno le auto

Biotopo minacciato dal parcheggio

L'allarme di Plotegher: saranno abbattuti alberi secolari

VILLA LAGARINA «Il lago di Cei va tutelato»

 

La vecchia colonia dei vigili del fuoco è in fase di ristrutturazione e, secondo Plotegher questo comporterà altre opere a scapito del biotopo

VILLA LAGARINA. Il biotopo di Cei minacciato da una nuova area parcheggi e dall'allargamento della strada Prà dell'Albi-Cimana con il conseguente abbattimento di alcuni alberi secolari. Il grido d'allarme è lanciato dal consigliere provinciale di Allenza Nazionale Pier Giorgio Plotegher in un'interrogazione che ha presentato a Trento nei giorni scorsi. «La decisione di istituire il biotopo - spiega il politico - dovrebbe garantire la difesa di un ambiente di rara bellezza e di un ecosistema che risentirebbe in negativo, con irreversibili modifiche, l'assalto del turismo di massa e la speculazione edilizia. Esistono però segnali che inducono ad ipotizzare qualche allargamento delle maglie protettive fino ad ora attivate. Anzitutto, dopo la costituzione di un nuovo edificio che sostituirà la vecchia colonia dei vigili del fuoco in fase di ultimazione, la realizzazione di un parcheggio per cinquanta auto con allargamento della relativa strada d'accesso e con la sottintesa previsione che questo parcheggio verrà ampiamente sfruttato anche a prescindere dall'utilizzo del nuovo stabile.

Evidentemente si tratta di un parcheggio sovradimensionato che servirà per facilitare l'afflusso di veicoli all'interno del biotopo, afflusso che, invece, è vietato dalla legge. La realizzazione di un sentiero addirittura sul bagnasciuga attorno al lago incombe, inoltre, come pericolo di ulteriore degradazione della zona perché richiederebbe importanti opere di costruzione per gli attraversamenti in alcune zone. E' inoltre previsto l'allargamento della strada Prà dell'Albi-Cimana con conseguente abbattimento di alcuni alberi secolari mentre la vecchia malga Cimana è stata snaturata completamente per realizzare al suo interno un ristorante».

Tutte queste iniziative vengono definite inquietanti dal consigliere di Alleanza Nazionale ed è per questo che chiede chiarimenti all'assessore provinciale sui singoli progetti. Progetti che, secondo Plotegher, non hanno nulla a che fare con il biotopo di Cei ma che, piuttosto, sono tesi a snaturare il biotopo stesso.



I pompieri hanno tamponato lo scarico

 

 
Un collettore delle acque bianche ha sporcato il fiume
 
ROVERETO. Vigili del fuoco in azione ieri pomeriggio, attorno alle 13, per un inquinamento da gasolio nell'Adige.
Alcuni passanti avevano avvistato dalla ciclabile delle chiazze scure oleose e subito hanno chiamato il 115. Dalla caserma di via Abetone sono stati inviati alcuni mezzi in via Europa, nel quartiere di San Giorgio, all'altezza dele case di recente costruzione.
I pompieri di Rovereto hanno subito individuato la fonte inquinante: un collettore dell'acqua piovana che scarica nel fiume e hanno collocato sullo scivolo una salamella assorbente per idrocarburi.
Si tratta di una soluzione tampone perché il gasolio continuava a defluire, anche se in quantità ridotte, nel fiume, ingrossato dalla piena. Un sopralluogo è stato compiuto anche dagli operatori dell'Asm, che hanno ispezionato i pozzetti delle acque bianche della zona cercando di localizzare il punto in cui si era verificata la perdita.
 

Domenica assemblea e rinnovo direttivo

Pescatori alle urne

 

ROVERETO. Sarà la realizzazione dell'impianto di riproduzione artificale della trota marmorata, appena inaugurato, il cardine dell'assemblea annuale pescatori della Vallagarina, domenica alle 8 e 30 alla Filarmonica. Un tema forte e condizionante per impegno e scelte strategiche dei prossimi anni, sul quale il presidente Roberto Bettinazzi ha impostato i suoi primi anni di guida della società. Nell'assemblea si potrà verificare quanto questo percorso sia stato compreso e condiviso: è in programma l'elezione del direttivo, inevitabile cartina di tornasole del consenso di un gruppo dirigente che si ricandiderà compatto. Per essere ammessi in sala e al voto i soci devono presentare la tessera ed essere in regola con il versamento della quota per il 2002.

 

 


 

 

A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina