Articoli pubblicati sui giornali

2001

 

 


 

Impianto pronto: qui rinascerà la marmorata

Decolla sotto l'ex Ati l'impianto pensato per ridare all'Adige il suo pesce più prezioso

UNA MANO ALLA NATURA

 

ROVERETO. Il più grande impianto di produzione di trota marmorata in Italia gestito da privati; il terzo in assoluto. A regime garantirà una produzione in grado probabilmente da sola di scongiurare il rischio estinzione per la «trota dell'Adige». Ma soprattutto potrà fornire esperienza e riproduttori a tutta la Provincia, a quegli impianti che altre associazioni riterranno di creare.

Le trote più grandi hanno raggiunto i due anni in cattività

Sapendo oggi di poter contare su una garanzia: basterà copiare bene. Decenni di sperimentazioni e confronti con esperienze analoghe in Nord Italia e Slovenia, sono a disposizione di tutti. Un «capitale» impagabile, in un campo che sta appena uscendo dalla fase pionieristica e dove «fare» non basta, perchè un'inezia può vanificare sforzi anche economici importanti.

Capire del tutto la portata del miracolo che si è ormai concretizzato poco a monte di piazza del Podestà è certamente difficile per chi non ha una dimestichezza almeno media con le tematiche ambientali e degli ambienti fluviali. Vale anche, purtroppo, per gran parte dei pescatori, per i quali una trota è una trota, e poco conta dove è nata, quanto ha impiegato a diventare «da porzione» e come si colloca nella storia naturale dell'Adige o del Leno. La trota marmorata per capirsi, sta alla trota iridea o alla fario di allevamento come il gallo cedrone ai fagiani di lancio. Così come monti e campagne sono stati riempiti negli anni di fagiani (liberati il venerdì, fucilati il sabato mattina), fiumi e laghi anche della nostra regione sono stati intasati di trote fario ed iridee. Che non hanno nell'Adige il loro ambiente naturale e non si riproducono, ma costano relativamente poco e per decenni hanno garantito la soddisfazione di cestini quasi sempre pieni a tutti. Nel frattempo, complici anche l'inquinamento e l'uso indiscriminato dell'acqua dalle derivazioni idroelettriche ed irrigue, il fiume si degradava e le popolazioni dei suoi abitanti «storici», la marmorata e il temolo, si riducevano al livello di estinzione. Già venti anni fa l'associazione pescatori di Rovereto si buttava sulla marmorata, nel tentativo generosissimo di evitare che diventasse solo un ricordo. Nasceva l'incubatorio sperimentale a S.Colombano, alla marmorata si dedicava un tratto di Leno vietando la pesca. Poi qualcosa è iniziato a cambiare. L'acqua è nettamente migliorata; negli ultimi anni è aumentata anche di quantità. L'Adige non è tornato quello degli anni Cinquanta, ma non è nemmeno paragonabile al rigagnolo di 10 anni fa. I pescatori della Vallagarina hanno compiuto un altro passo avanti, elevando la misura minima di marmorata e temolo e riducendo drasticamente il numero di pesci catturabili in una stagione, mentre dall'incubatorio ogni anno poche ma preziosissime migliaia di marmoratine prendevano la via del fiume. Gli effetti già si vedono: il tratto lagarino dell'Adige è oggi considerata in Italia una delle migliori (se non la migliore) acqua da marmorate. E in un anno le catture significative diventano centinaia. Perchè la marmorata ha un'altra caratteristica unica: è la più grande delle trote, capace teoricamente di raggiungere i 20 chili di peso ma comunque di arrivare regolarmente a taglie tra i 5 e i 10 chili.

Adesso la svolta decisiva: la realizzazione di un impianto pensato e costruito per la riproduzione e l'accrescimento fino all'anno di età di trote marmorate. L'idea è di una decina di anni fa, cullata dall'allora presidente Luciano Piccolroaz. L'attuale gestione (presidente è Roberto Bettinazzi) è riuscita a concretizzarla. Il Comune ha concesso in comodato per 30 anni la vecchia pescicoltura lungo il Leno, a pochi passi da piazza del Podestà. Aticarta ha concesso la realizzazione di una derivazione dal suo canale per portare l'acqua fino alla pescicultura, consentendo la garanzia di continuità di flusso e pressione dell'acqua ma anche un notevole risparmio di gestione per il futuro, visto che l'acqua arriva per caduta, senza bisogno di pompe. Ancora il Comune ha coperto i costi vivi per la ristrutturazione radicale del vecchio impianto. I pescatori il resto: studi, verifiche, sperimentazioni, progetto (del geometra Roberto Agostini) e volontariato, che ha consentito di ridurre le spese all'osso.

Il risultato è il complesso di vasche visibile oggi: un impianto capace a regime di produrre almeno 100.000 marmorate (ed è una stima assai prudente) da riproduttori propri, geneticamente puri. Probabilmente quanto basta per ritenere che tra cinque o sei anni l'Adige potrà essere restituito alla sua popolazione ittica originaria. Non significherà - come potrebbe minimizzare qualcuno - più pesci per chi va a pesca: è anzi legittimo attendersi che le catture numericamente calino. Significa restituire all'Adige un valore naturale che aveva perduto, rifarne un ambiente acquatico ricco e produttivo, e non la vasca di accrescimento di pesci sterili comprati altrove. In questa chiave va letto lo sforzo - passione, lavoro, sacrifici e denaro - che questo impianto è costato ai pescatori e alla collettità. E in questo senso i risultati ottenuti dalla Apdv sono un patrimonio per tutti coloro che credono che dopo i decenni di sfruttamento ambientale indiscriminato, sia venuto il momento di riparare almeno i danni ancora non irrimediabili.

 


 

LO STATO DEI LAVORI

Tra un mese arriveranno le prime trote

Nel 2003 via alla riproduzione di massa

 

ROVERETO. I lavori sono iniziati grosso modo un anno fa. Oggi basta affacciarsi da via Vicenza, poco a valle del bivio per il complesso ex Ati, per vedere che almeno la parte tecnica è praticamente finita. Mille difficoltà (la prima dovuta all'inaccessibilità del luogo: è stata realizzata una strada sterrata di accesso ripida al limite del ribaltamento) e una oculatezza nella gestione delle risorse che ha portato a spendere quasi un terzo della somma preventivata in origine, non hanno impedito di arrivare in fondo nei tempi prefissati.

Tra pochi giorni, il tempo di terminare le vasche di decantazione finali, sarà immessa l'acqua. Dovrà «girare» per un mese almeno, in modo da «lavare» il cemento dalle sue componenti chimiche potenzialmente velenose. Poi arriveranno le prime trote: le 2500 future fattrici oggi nei vasconi in vetroresina dell'incubatorio. Impiegheranno due anni ad arrivare alla maturazione sessuale, diciamo nel 2003. Per allora saranno state progressivamente selezionate fino a rimanere 600 o 700 al massimo: le più forti e pure geneticamente. Sarà quello il gruppo di riproduttori cui affidare, magari rinsanguando la stirpe con maschi selvatici prelevati dal fiume, il ritorno al pieno dominio della trota marmorata nell'Adige e nei torrenti di fondovalle.

 

 


 

L'acqua passa per 13 vasconi per tornare depurata nel Leno

 

ROVERETO. Serviranno 50 litri di acqua al secondo per alimentare la pescicoltura. Arrivano dal Leno. Captati all'interno del canale di adduzione alla centralina

 

 elettrica Aticarta, molto a monte, e portati fino alla pescicultura con una condotta che scavalca il Leno su un ponte. L'acqua arriva a una vasca di alimentazione, da cui poi passa alle vasche, comunicanti con cascatelle che la ossigenano di passaggio in passaggio. Complessivamente le vasche si sviluppano su 56 metri di lunghezza. Più in basso la vasca per le fattrici, divisa in settori da paratoie. A monte 4 vasche su 3 ordini di livello. L'acqua passa di vasca in vasca fino ad arrivare a filtri e vasche di decantazione, che la depurano per restituirla al Leno. Due pozzi garantiscono l'alimentazione anche in caso di piene o noie alla condotta principale.

 


 

Nella baracca sotto la diga nuotano una trentina di milioni

Ogni pesciolino vale 3000 lire

 

ROVERETO. E' difficile dare un valore a ciò che sul mercato non si trova. Ma quando qualche pescicoltura riesce a offrire delle marmorate si valutano sulle 150 lire a centrimetro di pesce vivo. Vale a dire dalle 1000 alle 1500 lire la trotella di un anno; 3 mila almeno quella di 2. Nelle vasche di S.Colombano nuotano almeno una trentina di milioni.

 


 

Già spesi cinquecento milioni

Arrivano da Palazzo del Podestà

 

ROVERETO. Il costo dell'intervento alla vecchia pescicoltura è di un miliardo e 800 milioni, ma comprende anche la ristrutturazione dell'edificio, dove troveranno posto la sede Apdv, l'incubatorio (al piano terra) e una sala. Se ne parlerà nei prossimi anni. Per la sola pescicoltura si è speso mezzo miliardo: 200 milioni per la canalizzazione dell'acqua di alimentazione e 300 milioni per le vasche. Spesa finanziata dal comune sui bilanci 2000 e 2001. Comune che resta proprietario del complesso, concesso ai pescatori in uso per 30 anni ad un canone simbolico di 30 mila lire al mese. E che al posto di un fondo degradato si troverà tra un paio di anni un impianto all'avanguardia nazionale, bandiera di un impegno ambientale che colloca Rovereto tra i pochi enti capaci di far seguire i fatti alle dichiarazioni di intenti.

 

 


 

Come apprendisti stregoni

Anni di esperimenti nell'incubatorio di S.Colombano

IL PROBLEMA Primi in un campo ancora sconosciuto

ROVERETO. Fino a qualche decennio fa la trota marmorata era considerata non allevabile. Come il gatto selvatico o l'aquila: troppo rustici e schivi per tollerare la prigionia e tanto meno riprodursi in cattività. I primi esperimenti, decennali, all'incubatorio di S.Colombano non sono andati quindi oltre la fecondazione artificiale e la schiusa in ambiente protetto delle uova di riproduttori catturati già maturi nell'Adige e quindi liberati. Gli avannotti venivano affidati al fiume. Negli ultimi anni, la svolta. In Slovenia e alcuni impianti sperimentali in Friuli e Veneto si tentava di cresceva la marmorata almeno fino all'anno, a volte con successo e con un tasso di mortalità accettabile. Vale a dire nell'ordine di un 50 per cento. A Rovereto la Apdv ha tentato la stessa strada, dopo avere studiato le esperienze altrui. A San Colombano ha «trovato» una sorgente di acqua pura e a temperatura ideale; soprattutto aveva a disposizione due persone disposte a mettere nell'impresa una passione che rasenta l'amore filiale: il guardiapesca Aiardi e il responsabile dell'incubatorio Claudio Giordani. I risultati sono assolutamente incredibili. Il problema dell'alimentazione (che le trotelle rifiutano) è stato risolto sfruttandone la naturale aggressività: esaurito il sacco vitellino, vengono nutrite con artemia salina viva. Poi gradualmente all'artemia viene mescolato mangime polverizzato. Alla fine, operando con vasche schermate che permettono a chi le accudisce di non farsi vedere, le trote accettano il mangime. Oggi a San Colombano sono ospitate in due vasche circolari di vetroresina 2500 marmorate di quasi due anni, nate dalle uova spremute nell'autunno 1999. Raggiungono una taglia tra i 18 e i 25 centimetri. In una serie di altre vasche più piccole nuotano 11.000 trotelle di un anno di età, separate per dimensione (anche tra le trote ci sono individui che crescono di più e più in fretta di altri) in modo da ridurre al minimo l'aggressività. Pulizia e disinfezioni periodiche hanno consentito di evitare qualsiasi tipo di malattia e virosi, come certificato dagli esami compiuti dalla Provincia. La mortalità è a livelli assolutamente incredibili: più o meno il 3 per cento all'anno.

Per capire cosa significhi, basti dire che in natura quasi metà delle uova deposte non schiude per problemi di fecondazione o l'attacco di muffe. Dei nati un altra metà non supera la fase di avvannotto. La piramide di disgrazie poi prosegue con la predazione, le piene, le secche. Alla fine si stima che dalla «nidiata» di una trota adulta e in buona salute, un migliaio di uova, solo 3 o 4 esemplari arrivino ai 4 anni dell'età riproduttiva. Nell'incubatorio dalla stessa deposizione sarebbero arrivati all'età adulta 900 pesci. Trecento volte più che in natura. Significa che qualche centinaio di riproduttori può fornire una produzione paragonabile a quella di tutte le marmorate libere nell'Adige.

 


FOLGARIA/Una petizione e un appello dei censiti

«Salviamo l´Astico»

FOLGARIA-«In tutto il Trentino-scrive il consigliere Adolfo Carbonari-i fiumi sono sottoposti a continui eventi lesivi da parte dell´uomo che non tiene conto del bene prezioso che la Provvidenza ci ha dato: l´acqua. Nel comune di Folgaria già il Rio Cavallo è stato distrutto. Nonostante il rilascio di acqua da parte della Asm il tratto terminale del corso d´acqua che sfocia nell´Adige è completamente asciutto. Si tratta di una perdita del patrimonio ittico di grande valore. Infatti la trota Marmorata potrebbe dall´Adige risalire lungo il Rio Cavallo come faceva al tempo dei nostri nonni riproducendosi e trasformando il fiume in una perla ittica. Purtroppo non è più possibile». «Lo stesso pericolo lo sta correndo il torrente Astico-continua Carbonari-noto per essere stato seminato dalla Associazione Pescatori della Vallagarina delle trote Fario di ceppo mediterraneo. Un progetto di realizzazione in località Malghe del Sommo nel comune di Folgaria di un bacino di accumulo idrico, denominato Stock, per l´innevamento artificiale prevede prelievo idrico mediante opera di presa da realizzare sul torrente Astico in località Cueli. Se tale prelievo fosse realizzato sarebbe per il patrimonio ittico del torrente la fine. Un´altra perla ambientale sita nel comune di Folgaria andrebbe perduta». I censiti residenti, villeggianti delle località Buse e Cueli di Folgaria hanno sottoscritto una petizione indirizzata al Sindaco Olivi, al Presidente della Provincia Dellai, all´Assessore all´Ambiente Berasi in cui dichiarano il loro dissenso a tale prelievo idrico dal torrente Astico. Ritengono infatti che un prelievo come quello richiesto nel progetto, effettuato per di più poco dopo la confluenza con il Rio Vespach «causerebbe seri danni ad un lungo tratto del corso d´acqua al punto da pregiudicare la sopravvivenza dell´ecosistema fluviale. Vogliamo ricordare agli amministratori le parole contenute nel testamento dell´ultimo capo degli Indiani d´America: "quando l´ultimo albero sarà stato abbattuto, l´ultimo fiume avvelenato, l´ultimo pesce pescato vi accorgerete che non si può mangiare il denaro"».


La mozione-denuncia di "Insieme per la comunità"

«Rilascio d'acqua illusorio:

il Rio Cavallo è in coma

e per le marmorate è la fine»

 

FOLGARIA. Nel Rio Cavallo è tornata l'acqua. Anzi no. Il corso d'acqua che da Folgaria scende verso valle, nonostante i tanti proclami sulla sua rinascita, non è rinato. A dirlo, in una mozione, è il consigliere d'opposizione di Folgaria, Adolfo Carbonari: «Nel tratto terminale il letto del torrente è sempre asciutto. Il Rio Cavallo non è mai rinato».
«Ogni volta che si parla di difesa dell'ambiente il sindaco Olivi - scrive il consigliere - cita il comune di Folgaria per un riconoscimento avuto dal Touring Club Italia. Ma anche il Tci può aver preso un abbaglio. La dimostrazione è la distruzione del Rio Cavallo. Tempo fa vi fu da parte della Asm il rilascio di acqua nel Rio Cavallo prelevata a scopo idroelettrico pari a 47 litri al secondo. Fu un evento enfatizzato come la rinascita del Rio Cavallo. Purtroppo è stata una terribile delusione. Nel tratto terminale il Rio Cavallo è quasi sempre asciutto. Si tratta di un grave danno al patrimonio ittico. Infatti se il Rio Cavallo sfociasse come un tempo nell'Adige le trote mormorate potrebbe risalire lungo il corso d'acqua e riprodursi. Purtroppo ciò non può accadere perché il Rio Cavallo è stato prosciugato. Il 31 ottobre 2001 è scaduto il termine della presentazione delle domande della concessione preferenziale o riconoscimento. Che cosa significa? Tutti coloro che prima del 3 ottobre 2000 avevano attuato prelievi dal Rio Cavallo non autorizzati hanno potuto presentare una dichiarazione sostitutiva in cui motivano il prelievo. Si tratta di un censimento delle derivazioni in atto su cui gli organi competenti provinciali dovranno esprimere il loro parere. Dato che le domande pervenute sono circa 8.000 c'è il fondato rischio per mancanza di personale che il controllo delle dichiarazioni sostitutive venga fatto random. Il Rio Cavallo è troppo importante per il patrimonio ambientale ed ittico della magnifica comunità di Folgaria e merita quindi particolare attenzione. Sarebbe pertanto fondamentale che la Giunta comunale di Folgaria solleciti le autorità competenti provinciali a controllare tutte le dichiarazioni sostitutive delle domande di concessione preferenziale o riconoscimento presentate per i prelievi dal Rio Cavallo».


A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina