Lo scazzone

di Luca Marsilli

(pubblicato sulla nostra rivista  “Le nostre acque” numero 1 – anno 2006)

I pescatori lo vedono raramente. Qualche grosso esemplare (e grosso per uno scozzone, il vecchio “marson" per i nativi, Cottus Gobio per chi vuole essere preciso in tutto il mondo, vuoi dire sopra i 15 centimetri) che si vede morto sottoriva. O, più frequentemente. esemplari più piccoli ritrovati nello stomaco delle trote catturate soprattutto in torrenti di media portata, come il Leno. Ma dopo la crisi durissima di qualche decennio fa, lo scazzone ha segnato una ripresa importante. E ormai non c’è recupero, tanto nelle piccole o piccolissime acque quanto nell'Adige, che non porti a catturarne qualcuno. Così come è frequente trovarselo tra le mani per chi ha l'abitudine di cercare le esche per la propria battuta di pesca direttamente sul fiume o sul torrente, rovistando tra i ciottoli del sottosponda. 

Non lo si vede più spesso perché lo scazzone è un pesce decisamente poco appariscente. Caccia soprattutto con l’scurita: di giorno resta nascosto tra i sassi e ancora più spesso nelle tane sotto i ciottoli o negli anfratti delle rocce. Si nutre di larve e crostacei, come i gamberetti del genere gammarus che praticamente infestano tanto l'Adige che i nostri torrenti. Occasionalmente preda anche uova e avannotti di altri pesci, ma che abbocchi per caso a esche da trota praticamente impossibile. Inoltre vi è sempre e comunque a strettissimo contatto con il fondo: privo di vescica natatoria e con il corpo sproporzionato che si ritrova, non potrebbe fare altrimenti nemmeno volendo. E comunque non si vede perché dovrebbe volere: sul fondo trova sia cibo che riparo. Soprattutto riparo. visto che a stia volta è pre­da appetita delle grosse trote. Di più, le grosse marmorate pare non esitino a rovesciare i ciottoli a testate per stanarlo. 

Il suo aspetto può forse ispirare simpatia ma certamente non lo si può definire un bel pesce almeno secondo i canoni umani dell'estetica animale. Ricorda molto uno scorfano (che non è proprio sinonimo di avvenenza): testa sproporzionatamente grossa (più di un terzo del peso complessivo) e corpo molto allungato, quasi appiattito. Pelle priva di squame con la sola eccezione della linea mediana del corpo. Ha un colore molto variabile, bruno giallastro più o meno scuro, con evidenti macchie e bande nerastre su tutto il corpo. Picchiettate di nero anche tutte le pinne, tra le quali si notano soprattutto le grandi pinne pettorali, a ventaglio. La bocca è “ornata” da labbra molto vistose. Ovviamente, con queste premesse, non è un nuotatore formidabile: è fortemente territoriale e passa l’esistenza in agguato tra i sassi quando caccia: nascosto tra gli stessi sassi quando spera di non essere cacciato. Si riproduce in primavera, tra aprile e giugno. Non è specie particolarmente prolifica: la femmina depone da 100 e 300 uova in un unico ammasso gelatinoso all’ interno di un “nido” (una cavità o una fessura tra sassi, la sporgenza di una radice o di un vecchio ceppo) piccicandole preferibilmente al soffitto.Il maschio le sorveglierà fino a schiusa avvenuta. 

Un tempo, prima degli inquinamenti che lo hanno falcidiato, eraa molto diffuso, tanto da costituire preda costante delle bande di ragazzini roveretani che in estate lo pescavano nelle pozze mezzo seccate del Leno. Metodo universalmente usato per cattura, le mani. Variante più affascinante ma anche più rischiosa, soprattutto per l'incolumità degli alluci propri ed altrui, una fiocina di fortuna costruita legando una forchetta ad un bastone. Era praticamente incentivata volentieri dai familiari, perché la frittura di marsoni è piatto gradevolissimo: lo scazzone ha carne di ottimo sapore e priva di lische. Non è necessario inventarsi bracconieri per provarla: in alcune zone montane del Veneto (per esempio nella vicina valle del Brenta) è tradizione allevare lo scazzone in vere e proprie pescicolture. Che invariabilmente vivono in simbiosi con trattorie dalle vistose tabelle inneggianti a "polenta e marsoni". Occasionalmente capita di trovarlo in vendita anche nelle nostre pescherie.

A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina