La salamandra giallo-nera

di Pietro Lorenzi*

(pubblicato sulla nostra rivista  “Le nostre acque” numero 2 – anno 2004)

Presentata come l’animale del diavolo nelle vecchie dicerie popolari, la salamandra riveste invece un ruolo altamente importante per l’ambiente in generale. Animale anfibio della classe degli anfibi e all’ordine degli urodeli, (che presentano i quattro arti uguali e coda), lo si rinviene nei più svariati ambienti, da quelli naturali e, ultimamente, anche in quelli rurali antropizzati. Frequenta luoghi umidi e freschi data la sua particolarità di animale anfibio che abbisogna di avere la pelle sempre umida.

Il bosco di latifoglie o il bosco misto con cespugli e arbusti danno alla salamandra la possibilità  di trovare tutto quello di cui necessita per la sua sopravvivenza: ombra, umidità, e cibo in abbondanza.

In un bosco con ricco sottobosco, il sole non riesce a riscaldare direttamente il terreno, e specialmente in estate non si hanno quegli sbalzi di temperatura che potrebbero danneggiare l’animale. Il ricco deposito di lettiera sul terreno dà la possibilità a moltissimi animali di trovare un ambiente adatto alle proprie necessità, e molti di questi, fanno parte della dieta della salamandra: chiocciole e lumache, lombrichi, armadillidi, centopiedi ecc.

Questo bell’anfibio, lo si può incontrare durante i temporali o subito dopo, il suo girovagare in queste condizioni ambientali gli permette di catturare con facilità quei piccoli animali che hanno abbandonato le tane a causa della pioggia, ad esempio i lombrichi, o quegli insetti volatori che a causa delle ali bagnate sostano forzatamente sul terreno. Frequente può essere l’incontro notturno, per mancanza di calore diretto, o al mattino quando calando la temperatura dell’aria, il vapore acqueo che contiene “precipita” sotto forma di rugiada.

In relazione all’ambiente e a tutto ciò che ne consegue, dopo l’accoppiamento la femmina si porta nei pressi di ruscelli, torrenti o sorgenti, dove immergendo parte del suo corpo nell’acqua vi partorisce da 10 a 70 larve. Dopo 4/5 mesi in rapporto alla quantità di cibo che i piccoli trovano nell’ambiente dove sono nati, terminano la metamorfosi e abbandonano l’acqua, da questo momento condurranno vita terricola, solo le femmine (dal quarto anno in poi) al momento del parto ritorneranno in acqua.

Il luogo del parto, ruscello, torrente o sorgente, deve presentarsi senza nessuna forma di inquinamento, altrimenti la femmina va alla ricerca di un luogo più adatto. Il parto in un luogo ideale dà la possibilità ai piccoli di reperire cibo in abbondanza. In casi particolari, legati a caratteristiche ambientali a rischio, la femmina è in grado di “parcheggiare” il liquido seminale nel suo corpo per 2 o più anni. Dopo il parto non essendoci cura parentale da parte dei genitori,la femmina abbandona i piccoli. La metamorfosi è il periodo che intercorre dal momento del parto in acqua, all’acquisizione dei polmoni, da parte dei piccoli che permetterà ai giovani metamorfosati una volta abbandonata l’acqua di condurre vita terricola.

La scomparsa di ruscelli, torrenti e sorgenti, è la causa per cui da certi ambienti la salamandra una volta comune è attualmente introvabile. Lo scoprire luoghi che si presentano ricchi di salamandre non deve far pensare ad una cosa positiva, dato che, una qualsiasi malattia o parassitosi potrebbe mettere a rischio l’intera colonia.

Tante o poche che siano all’osservazione, la loro presenza denota che l’ambiente circostante presenta delle qualità ottimali non solo per le salamandre ma anche per l’intero ecosistema.

Animale “bello”, grazie alle macchie gialle più o meno grandi che porta sul corpo, ma allo stesso tempo animale da “osservare e non toccare”. Gli animali del bosco lo sanno e la loro predazione verso la salamandra diventa un fatto raro. Quella colorazione così vistosa è un segnale di attenzione e pericolo, che porta la salamandra se disturbata ad espellere da particolari ghiandole della pelle una sostanza tossica per le mucose della bocca, naso e occhi.

Da molti anni il Museo Civico di Rovereto, per la sezione didattica opera nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi ad una conoscenza e rispetto degli animali e in particolare degli anfibi. Ne è la prova che negli ultimi 12 anni sono stati liberati nell’ambiente più di 800 piccoli salamandrini, allevati dagli alunni di svariate scuole durante l’anno scolastico. I piccoli portati nelle scuole, provengono da luoghi dove a causa della poca acqua rischierebbero di morire.

Compito del Museo Civico è monitorare attentamente il territorio per conoscere l’attuale presenza di questi animali, monitoraggio che è reso possibile anche dalle informazioni raccolte nelle scuole o da addetti ai lavori che frequentano ambienti naturali tipo: Custodi forestali, cacciatori, pescatori o appassionati in generale.

Particolare attenzione merita il ritrovamento di due esemplari di salamandra “rosso-nera”,(foto) da parte di Guido Bianchi e Luca Bisoffi. Attualmente la femmina rossa che in luglio 2003 ha partorito al museo 21 piccoli, è tenuta nel vivario esterno dello stesso museo per delle specifiche osservazioni naturalistiche.

Le macchie gialle (comuni) o rosse (rare) sono anche la carta d’identità di ogni individuo, ed è per questo motivo che i piccoli liberati dagli alunni o quelli liberati dal museo, vengono preventivamente fotografati, per avere poi in futuro la possibilità di poterli riosservare. La vita della salamandra in natura può raggiungere i 25 anni, ma ultimamente sono pochi rispetto agli anni passati, gli individui che raggiungono quell’età.

Le motivazioni sono essenzialmente due; la scarsità di ambienti di riproduzione come sorgenti, ruscelli, e torrenti porta questo animale a partorire in luoghi dove la poca acqua rimasta non dà la garanzia di metamorfosi dei piccoli. E anche nella nostra zona (Vallagarina) centinaia di individui trovano la morte per asfissia.

In alcune zone della valle, il luogo scelto per il parto, spesso si trova al di là di una strada che durante l’attraversamento causa la morte a decine di femmine, costrette a passare di lì nell’andata per il parto e il ritorno.

Informare l’automobilista attraverso il posizionamento di semplici cartelli indicatori, porterebbe a salvare la vita a decine di individui.

Animale molto importante per l’ambiente e l’uomo, se non amato va rispettato.

 

 

*Piero Lorenzi è conservatore onorario in vertebrati al Museo Civico di Rovereto.

 

A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina