Emergenza cormorano

di Luca Marsilli

(pubblicato sulla nostra rivista  “Le nostre acque” numero 1 – anno 2005)

In ottobre per iniziativa del Pescatore Trentino e della Conferenza dei presidenti, dieci esperti italiani ed europei si sono confrontati a Trento sull’impatto dei cormorani sulla fauna di laghi e fiumi. Otto ore di lavoro e dibattito, a tratti anche dai toni accesi, per trovarsi al punto di partenza. «E’ emersa tutta la complessità di un problema che andrà affrontato in modo altrettanto complesso», ha concluso il moderatore del convegno Lorenzo Betti. Perchè il punto di vista diverso di ittiologi e ornitologi, ambientalisti e pescatori, consente di leggere in modo opposto dati solo in apparenza scientifici. E non è nemmeno questione di «partigianeria». Il cormorano è stato protagonista di una esplosione demografica senza uguali tra le specie selvatiche. Dalle 3500 coppie nidificanti in Olanda e Danimarca nel 1960 (minimo storico) alle 176.000 dell’anno scorso. Dato quest’ultimo accertato dai censimenti ma contestatissimo, perchè anche tra gli stessi esperti c’è chi stima in un milione di esemplari la popolazione europea.

L’esplosione, comunque, è coincisa con l’introduzione nel 1979 di una rigorosa protezione della specie, che dal Medioevo era cacciata ovunque col deliberato scopo di estinguerla in quanto concorrente dell’uomo.  Secoli di «persecuzione» avevano portato il cormorano sulla soglia dell’estinzione. Vent’anni di tutela totale, quando ormai l’ambiente si era radicalmente modificato e in Europa non esistevano più quelli che erano i «suoi» nemici naturali, gli sono bastati per diventare a sua volta un problema. Minacciando la sopravvivenza di altre specie. Sia pesci che uccelli ittiofagi meno formidabili di lui, e quindi destinati a soccombere cedendogli «pascolo» e aree di nidificazione. Ma su «quanto» grave sia il problema, le posizioni si allontano bruscamente. Dal «minimalismo» ostentato dagli esperti del Museo Tridentino, incaricati di monitorare numero ed effetti dei cormorani nella nostra provincia, al «catastrofismo» di studiosi come l’austriaco Kohl. Per i primi (Pedrini, Bertocchi) i cormorani che svernano in Trentino sono circa 200, non aumentano di numero e si nutrono quasi esclusivamente di scardole e ciprinidi, forse addirittura migliorando le popolazioni ittiche. Secondo i pescatori i cormorani sarebbero almeno il doppio, e in aumento costante. E sarebbero responsabili della strage dei coregoni di Toblino (ridotti al 5 per cento della popolazione di 8 anni fa) e di un gran numero di temoli e trote su Adige, Noce e Avisio. Altro punto: l’effetto sulle popolazioni ittiche. Secondo Nicola Bacetti - Istituto nazionale per la Fauna selvatica - come ogni predatore anche il cormorano non esaurisce mai le specie di cui si nutre. Posizione che ha consentito a Borzaga (Lipu) di troncare il discorso: «Non fanno male ai pesci, non ledono interessi economici visto che in Trentino nessuno vive di pesca sul selvatico, e quindi non si toccano». Significa che la sua associazione si opporrà - e lo sta facendo - ad ogni misura di riduzione della presenza dei cormorani in Trentino che la Provincia tenterà di porre in atto.

Secondo l’austriaco Kohl al contrario i cormorani sono da soli capaci di sfracelli. Cita uno studio sull’Enns, un fiume austriaco paragonabile all’Adige e sul quale periodici controlli con le reti hanno permesso di verificare l’andamento storico delle popolazioni di temoli, trote e scazzoni negli ultimi decenni. I cormorani (circa 200 per 45 chilometri di fiume) comparvero nel 1994. Nel 1998 la densità di temolo era scesa da 154 a 2 chili per ettaro di fiume. Quella di trota fario da 27 a 3. Era cresciuto solo lo scazzone: da 3 a 6. Piccolo e portato a nascondersi, non è predato dal cormorano. Complessivamente la perdita del 97 per cento della biomassa del fiume. E’ il dato più impressionante presentato al convegno, ma forti diminuzioni di pesci hanno rilevato tutti coloro che in altre provincie si sono interessati al problema.

Sulla scorta di verifiche ed analisi scientifiche, in tutto il Nord Italia e in Austria si è arrivati a campagne più o meno pesanti di abbattimento. Ovunque riscontrando un ripresa della presenza di pesci nei fiumi, nei laghi e, in Veneto, nelle “valli da pesca”, i cui gestori arrivarono a chiedere alla Regione 3 miliardi di danni l’anno. In risposta arrivò il via libera alle doppiette.  

 

A.P.D.V. - Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina